Picco influenzale, mancano medici di famiglia e al pronto soccorso

Circa 600mila campani senza assistenza

A cura di Redazione
10 gennaio 2026 20:00
Picco influenzale, mancano medici di famiglia e al pronto soccorso -
Condividi

Oltre 600mila cittadini campani restano senza medico di medicina generale nonostante l’assegnazione di circa 400 nuovi professionisti, avvenuta lo scorso 17 dicembre in Regione Campania. A impedire l’avvio dell’attività è un ritardo amministrativo: gli uffici regionali non hanno ancora trasmesso alle Asl il decreto ufficiale di assegnazione, bloccando di fatto l’ingresso in servizio dei medici già individuati.

Il dato più critico riguarda Napoli e la sua provincia, dove circa 150mila persone sono tuttora prive del medico di famiglia. Una situazione che si inserisce in un contesto sanitario già fortemente sotto pressione, aggravato dall’attuale epidemia influenzale che sta facendo registrare un aumento significativo dei casi di polmoniti e delle richieste di assistenza urgente.

A lanciare l’allarme è anche l’Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri di Napoli e provincia, che esprime forte preoccupazione per il sovraccarico dei Pronto soccorso dell’area metropolitana. Secondo l’Ordine, l’assenza di una rete territoriale adeguata sta spingendo molti cittadini a rivolgersi agli ospedali anche per patologie che potrebbero essere gestite a livello ambulatoriale.

“Da settimane assistiamo a una pressione crescente sui Pronto soccorso – sottolinea il presidente dell’Ordine, Bruno Zuccarelli – causata dall’ondata influenzale e, contemporaneamente, da una grave carenza di medici di medicina generale sul territorio. In provincia di Napoli circa 150mila cittadini non hanno un medico di famiglia e questo costringe molti pazienti a cercare risposte in ospedale”.

Secondo Zuccarelli, alla base dell’emergenza vi sono i ritardi nell’assegnazione delle carenze di medicina generale, che solo in queste settimane stanno trovando una definizione formale. La normativa prevede che i medici assegnatari possano entrare in servizio entro tre mesi, ma nel frattempo il carico assistenziale ricade interamente sui professionisti già in attività, chiamati a far fronte a una domanda crescente.

“La medicina generale sta reggendo l’urto con grande senso di responsabilità – aggiunge Zuccarelli – ma è indispensabile che gli uffici competenti completino rapidamente l’iter burocratico. Solo così i nuovi medici potranno iniziare a lavorare e rafforzare una rete territoriale fondamentale per il corretto funzionamento del sistema sanitario e per ridurre la pressione sugli ospedali”.

Segui il Fatto Vesuviano