Palazzo crollato, l'urlo: "Moriremo qui"
Rabbia e disperazione tra le famiglie rimaste senza casa
«Non ce ne andremo. Qui sotto ci siamo cresciuti, qui abbiamo investito tutto». Le parole di Roberto Maida restituiscono la tensione e la rabbia che attraversano Casoria dopo il crollo del palazzo avvenuto nelle prime ore del mattino. Lui, insieme alla moglie e ai figli, viveva in uno degli appartamenti ora ridotti in macerie.
La tragedia è stata solo sfiorata. Lo stabile è collassato intorno alle 7, ma era stato sgomberato alcune ore prima, quando scricchiolii sempre più forti avevano fatto temere il peggio. «Se fossimo rientrati in casa – racconta Maida – saremmo morti lì dentro».
La notte precedente è stata trascorsa nell’incertezza. Alcuni residenti hanno dormito all’aperto, altri hanno trovato ospitalità da parenti o amici. L’accesso alle strutture alberghiere, spiegano, era consentito solo a famiglie con minori o persone fragili. «Abbiamo passato ore per strada – denuncia Maida – dopo aver perso i sacrifici di una vita».
I segnali ignorati e l’allarme decisivo
Il crollo è stato preceduto da segnali che i residenti dicono di aver notato da tempo. L’episodio che ha fatto scattare l’allarme definitivo è avvenuto quando Domenico, uno degli inquilini, si è accorto che le porte del suo appartamento non si chiudevano più correttamente. Poco dopo sono arrivati i boati, le vibrazioni e le crepe visibili sulle pareti.
A quel punto è stato richiesto l’intervento di un ingegnere, che durante il sopralluogo ha rilevato una massiccia presenza d’acqua alla base dell’edificio. L’allarme è stato immediatamente segnalato ai Vigili del Fuoco, che hanno disposto lo sgombero dello stabile.
Dalle 4 del mattino i rumori provenienti dalla struttura erano sempre più evidenti. Tre ore dopo, il palazzo è crollato.
Case distrutte e accuse
Le immagini successive al cedimento mostrano muri instabili che continuano a sgretolarsi. Per motivi di sicurezza sono stati evacuati anche alcuni edifici limitrofi, mentre proseguono le verifiche tecniche.
Tra i residenti cresce la rabbia. C’è chi accusa il Comune di non aver ascoltato i segnali d’allarme, chi chiede soluzioni immediate e un sostegno concreto per chi ha perso tutto. In molti ricordano che l’acquisto di quegli appartamenti aveva assorbito risparmi accumulati in anni di lavoro.
Tra gli sfollati ci sono anche animali domestici: alcuni cani sono rimasti senza una sistemazione, affidati temporaneamente a volontari e conoscenti.