Donna va al "Compro Oro" e riconosce il suo gioiello rubato

Gli investigatori risalgono alla persona che aveva venduto il gioiello al punto vendita

A cura di Redazione
28 gennaio 2026 12:00
Donna va al "Compro Oro" e riconosce il suo gioiello rubato -
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Un braccialetto in oro al centro di una lunga disputa giudiziaria, tra ricordi di famiglia e perizie tecniche contrastanti. Si è conclusa con un’assoluzione piena la vicenda che ha coinvolto una giovane donna di Mestre, accusata di ricettazione dopo aver venduto un gioiello a un negozio “compro oro”.

Il presunto riconoscimento dopo quattro anni

La storia prende avvio nel 2018, quando una donna subisce un furto in appartamento. Tra gli oggetti sottratti, però, nella denuncia non compare alcuna descrizione riconducibile a un bracciale in oro. Quattro anni dopo, nell’agosto 2022, la stessa donna afferma di aver riconosciuto in una vetrina di Mestre quello che riteneva essere un gioiello di famiglia, tramandato da due generazioni e realizzato artigianalmente tra gli anni Trenta e Quaranta.

Convinta che si trattasse del suo braccialetto, la donna si rivolge alle forze dell’ordine, dando il via agli accertamenti.

Le indagini e l’accusa

Gli investigatori risalgono alla persona che aveva venduto il gioiello al punto vendita: una giovane residente a Mestre. Nei suoi confronti viene contestata l’accusa di ricettazione, con l’ipotesi che il monile fosse parte della refurtiva del furto del 2018.

La difesa, affidata agli avvocati Augusto Palese e Davide Vianello Viganò, chiede però una verifica tecnica approfondita sulle caratteristiche del bracciale.

La “guerra di perizie”

Dalle analisi emergono elementi decisivi: il gioiello non risulta essere un pezzo unico realizzato a mano, bensì un prodotto industriale, fabbricato in serie da un’azienda nata decenni dopo il periodo indicato dalla presunta proprietaria. Un oggetto, quindi, incompatibile con la descrizione fornita dalla donna che ne rivendicava il possesso.

Nonostante ciò, l’imputata viene comunque rinviata a giudizio con l’accusa di aver venduto un oggetto rubato.

Il processo e la scelta del rito abbreviato

Convinta della propria estraneità ai fatti, la giovane opta per il rito abbreviato, scelta accolta dal tribunale. Nel corso del procedimento, anche la pubblica accusa rivede la propria posizione, arrivando a chiedere un’assoluzione in formula dubitativa.

L’assoluzione piena

Il giudice, però, va oltre. Analizzando le perizie e confrontandole con la querela originaria del 2018, rileva un dato decisivo: in quella denuncia non era mai stato indicato alcun bracciale in oro. Inoltre, le caratteristiche del gioiello sequestrato risultano del tutto diverse da quelle descritte dalla donna che ne rivendicava la proprietà.

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