Sequestrati 400 Labubu contraffatti

Denunciato un venditore ambulante

A cura di Redazione
15 dicembre 2025 11:08
Sequestrati 400 Labubu contraffatti -
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Nuova operazione della Guardia di Finanza a Benevento contro il commercio di prodotti contraffatti. I militari del Comando provinciale hanno sequestrato oltre 400 peluche falsi, riproduzioni illegali dei celebri “Labubu”, diventati negli ultimi anni un vero fenomeno commerciale.

L’intervento è scattato nell’ambito di un servizio istituzionale mirato al controllo del rispetto della normativa sulla tutela dei marchi e dei segni distintivi. Durante un’attività di controllo economico del territorio, i finanzieri della Sezione mobile del Nucleo di Polizia economico-finanziaria hanno individuato un punto vendita ambulante attivo in occasione dei mercatini di Natale.

Peluche venduti a prezzi sospetti e documentazione irregolare

I peluche contraffatti erano esposti per la vendita a prezzi particolarmente bassi e risultavano privi degli elementi distintivi tipici dei prodotti originali. Ulteriori approfondimenti hanno fatto emergere irregolarità anche nella documentazione commerciale, ritenuta non idonea a dimostrare la lecita provenienza della merce.

Alla luce degli accertamenti svolti, i prodotti sono stati sottoposti a sequestro e il titolare dell’attività ambulante è stato denunciato all’autorità giudiziaria per violazioni in materia di contraffazione e commercio di prodotti con segni falsi.

Il fenomeno Labubu e il mercato della contraffazione

I peluche Labubu, ideati da un artista di Hong Kong e distribuiti a livello internazionale dal marchio “Pop Mart”, hanno conosciuto una rapida diffusione globale, favorita anche dalla forte esposizione sui social network. Il successo commerciale ha però attirato l’interesse del mercato illegale.

Secondo quanto emerso dalle verifiche della Guardia di Finanza, molte delle imitazioni sequestrate risultavano esteticamente molto simili agli originali, ma realizzate con materiali di qualità inferiore. Loghi, colori, confezioni e codici identificativi erano riprodotti in modo tale da trarre in inganno i consumatori.

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