Paziente gravemente malata resta 200 ore in barella
Il caso di una paziente oncologica
Nove giorni trascorsi su una barella del Pronto soccorso, per un totale di circa 200 ore, in attesa di un posto in reparto o di un esame neurologico che potesse consentire le dimissioni. È la vicenda denunciata da Alessandro Delli Veneri, figlio di una donna di 71 anni, paziente oncologica ed ex vicesindaco di Morcone, ricoverata all’ospedale Rummo.
Un racconto che riporta l’attenzione sulle difficoltà strutturali dei reparti di emergenza e sulle condizioni in cui spesso si trovano a essere assistiti i pazienti più fragili.
Il ricovero dopo una crisi epilettica
La donna è arrivata in Pronto soccorso il 19 dicembre a seguito di una crisi epilettica, conseguenza di un’emorragia cerebrale avvenuta circa un anno prima. Dopo un intervento chirurgico in Neurochirurgia e un lungo percorso riabilitativo, la paziente era riuscita a recuperare completamente le funzioni cognitive e motorie.
Nonostante la terapia farmacologica per il controllo dell’epilessia, il 19 dicembre si è verificata una nuova crisi che ha reso necessario il trasporto in ospedale. Dopo una prima stabilizzazione, la famiglia aveva tentato il rientro a casa, ma un secondo episodio, più grave, ha imposto un nuovo accesso in Pronto soccorso.
L’attesa su una barella e il sovraffollamento
Dal 20 dicembre, la 71enne è rimasta su una barella all’interno del Pronto soccorso, in un’area con un numero di pazienti compreso tra 20 e 30 persone. In questo periodo è stata costantemente monitorata e sottoposta a terapia, in attesa di un esame neurologico decisivo per valutare un eventuale trasferimento in reparto o le dimissioni.
Nel frattempo, la terapia farmacologica è stata intensificata e ha prodotto un miglioramento del quadro clinico, ma ciò non ha evitato una lunga permanenza in un contesto emergenziale, privo di spazi adeguati e di condizioni minime di privacy.
La denuncia: “Così si perde la dignità del paziente”
Alessandro Delli Veneri ha deciso di rendere pubblica la vicenda non solo per raccontare l’esperienza vissuta dalla madre, ma per sollevare una questione più ampia sul funzionamento dei reparti di emergenza.
Secondo il suo racconto, non è accettabile che pazienti fragili, di età e condizioni diverse, vengano lasciati per giorni in un camerone sovraffollato, senza adeguata privacy e senza il rispetto della dignità che dovrebbe essere garantita a ogni persona assistita dal servizio sanitario.
“Nessun privilegio, ma diritti per tutti”
Delli Veneri ha chiarito di non aver mai cercato scorciatoie o trattamenti di favore per la madre, ritenendo ingiusto ottenere privilegi rispetto ad altri pazienti nelle stesse condizioni. Allo stesso tempo, ha criticato la giustificazione ricorrente della mancanza di posti letto, sottolineando come questa non possa diventare una risposta sistematica a situazioni che coinvolgono persone vulnerabili.