Castello delle Cerimonie, c'è il ricorso alla Corte Europea
Altro tentativo per salvare La Sonrisa
La vicenda giudiziaria del Castello delle Cerimonie arriva a un possibile snodo finale. Gli eredi di don Antonio Polese hanno annunciato il ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo (Cedu) contro la sentenza della Cassazione che, nel febbraio 2024, ha reso definitiva la confisca del complesso “La Sonrisa” di Sant’Antonio Abate.
Il ricorso a Strasburgo rappresenta l’ultima strada percorribile sul piano giudiziario per tentare di mantenere aperto lo storico ristorante-hotel, diventato celebre in tutta Italia grazie al reality televisivo Il boss delle cerimonie, ma attivo sul territorio fin dagli anni Settanta.
La confisca definitiva e il ruolo delle istituzioni locali
La sentenza della Corte di Cassazione ha messo fine a un procedimento giudiziario durato decenni, confermando la lottizzazione abusiva dei suoli su cui sorge la struttura e disponendo la confisca di terreni e manufatti. Il complesso è destinato a entrare nel patrimonio del Comune di Sant’Antonio Abate, in linea con quanto sostenuto anche dalla Prefettura di Napoli.
Nonostante la decisione definitiva, La Sonrisa è attualmente ancora aperta. Le società che gestiscono l’attività hanno impugnato al Tar i provvedimenti di revoca delle licenze, ottenendo la possibilità di proseguire le attività fino alla conclusione dei contenziosi amministrativi. La scadenza fissata è gennaio 2026.
Perché il ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo
L’iniziativa degli eredi, Imma Polese e il marito Matteo Giordano, non punta a ribaltare la sentenza italiana. La Cedu, infatti, non entra nel merito delle decisioni dei tribunali nazionali, ma valuta se nel procedimento siano state violate le disposizioni della Convenzione europea dei diritti dell’uomo.
Tra i profili contestati potrebbero rientrare:
il diritto a un equo processo;
il principio di proporzionalità;
la tutela della proprietà privata;
il rispetto della vita familiare e professionale.
In caso di accertata violazione, la Corte può condannare lo Stato italiano a un risarcimento, senza però annullare automaticamente la confisca. Secondo i ricorrenti, la durata estremamente lunga del procedimento giudiziario potrebbe configurare una violazione dei tempi ragionevoli del processo.
L’impatto occupazionale e l’allarme dei lavoratori
Sul futuro del Castello delle Cerimonie pesa anche la questione occupazionale. I dipendenti hanno più volte chiesto alle istituzioni di valutare soluzioni alternative che consentano di salvaguardare i posti di lavoro. Sarebbero circa 150 i lavoratori coinvolti, in un’area caratterizzata da un alto tasso di disoccupazione.
Secondo i lavoratori, la chiusura definitiva della struttura rappresenterebbe un colpo durissimo per l’economia locale, con ricadute sociali difficilmente gestibili.
L’indennità di occupazione: il Comune verifica la congruità
Nel frattempo, il Comune di Sant’Antonio Abate ha avviato una verifica sull’indennità di occupazione dovuta per il Grand Hotel, ormai acquisito al patrimonio comunale. In via provvisoria, l’importo è stato quantificato in 29.879 euro al mese, somma che gli attuali occupanti devono versare in attesa della valutazione definitiva.
Per validare la stima economica, l’amministrazione ha affidato a un tecnico esterno l’incarico di esprimere un parere sulla congruità della cifra, in attesa anche delle determinazioni dell’Agenzia delle Entrate. L’obiettivo è stabilire se l’importo richiesto sia coerente con il valore dell’immobile e con le norme vigenti.
Un caso simbolo tra giustizia, lavoro e territorio
Il destino del Castello delle Cerimonie resta dunque sospeso tra le aule giudiziarie e le esigenze di un territorio che, da decenni, identifica nella struttura uno dei suoi principali poli economici e occupazionali. Il ricorso alla Cedu apre ora una nuova fase, che potrebbe durare anni, ma che rappresenta l’ultimo tentativo di incidere su una vicenda ormai segnata sul piano nazionale.