Mamma e figlia avvelenate, qualcuno sul web cercò la ricina

L'obiettivo degli investigatori è individuare eventuali tracce della sostanza tossica e capire attraverso quale cibo o bevanda possa essere stata somministrata

A cura di Redazione
02 agosto 2026 08:30
Mamma e figlia avvelenate, qualcuno sul web cercò la ricina -
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Proseguono senza sosta le indagini sulla morte di Antonella Di Ielsi, 50 anni, e della figlia Sara Di Vita, 15 anni, decedute dopo essere state avvelenate con la ricina. A sette mesi dall'inizio dell'inchiesta, gli investigatori stanno concentrando l'attenzione su nuovi accertamenti scientifici che potrebbero rivelarsi decisivi per ricostruire come il potente veleno sia entrato in contatto con le due vittime.Nel corso delle attività investigative sono già state raccolte centinaia di testimonianze e sequestrati numerosi alimenti e reperti ritenuti utili alle analisi. Nelle ultime ore, però, gli specialisti hanno effettuato un nuovo sopralluogo nell'abitazione di via Risorgimento, a Pietracatella, dove sono stati prelevati altri 131 campioni destinati agli esami di laboratorio.L'obiettivo degli investigatori è individuare eventuali tracce della sostanza tossica e capire attraverso quale cibo o bevanda possa essere stata somministrata alle due donne.Tra gli elementi finiti sotto la lente degli esperti c'è anche il sistema di scarico dell'abitazione. In particolare, l'attenzione si concentra sul sifone, che potrebbe aver trattenuto residui di sostanze anche dopo il normale deflusso dell'acqua. Secondo quanto illustrato dalla criminologa Anna Vagli nel corso della trasmissione Vita in Diretta, proprio questo componente dell'impianto potrebbe conservare elementi utili a chiarire quanto accaduto.Parallelamente agli accertamenti scientifici, proseguono anche le indagini sul fronte informatico. Gli investigatori stanno cercando di identificare un utente rimasto finora sconosciuto, indicato con il nome convenzionale di "Mister X".Secondo quanto emerso, nei mesi precedenti alla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia, questo utente avrebbe effettuato numerose ricerche in lingua inglese riguardanti la ricina e le sue caratteristiche, utilizzando una piattaforma con sede negli Stati Uniti.Per risalire all'identità della persona che si nasconde dietro il nickname sarà necessario attivare la cooperazione giudiziaria internazionale. Gli inquirenti dovranno infatti acquisire i dati custoditi dai gestori della piattaforma americana attraverso le procedure previste tra Italia e Stati Uniti, con il possibile coinvolgimento dell'FBI.L'inchiesta si trova ora in una fase particolarmente delicata. I risultati delle nuove analisi di laboratorio e gli accertamenti informatici potrebbero fornire elementi determinanti per ricostruire la dinamica dell'avvelenamento e individuare eventuali responsabilità.

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