Evirato dalla moglie ad Angri, concesso solo il 67% di invalidità

Nei confronti della donna è stato disposto il giudizio immediato con l’accusa di lesioni gravissime aggravate

A cura di Redazione
09 agosto 2026 15:00
Evirato dalla moglie ad Angri, concesso solo il 67% di invalidità -
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Una mutilazione permanente, le conseguenze sulla vita personale e familiare e un riconoscimento di invalidità civile che, secondo i legali della vittima, non rappresenterebbe pienamente la gravità della situazione. È al centro di una nuova battaglia legale il caso di Mizanur Rahman, 41enne originario del Bangladesh, rimasto vittima lo scorso maggio di una brutale aggressione avvenuta ad Angri.A contestare la valutazione medico-legale riconosciuta dall’Inps è l’avvocato Angelo Pisani, che assiste l’uomo e annuncia la richiesta di riesame della percentuale di invalidità. L’istituto avrebbe riconosciuto una percentuale del 67%, un valore che, secondo la difesa, non terrebbe adeguatamente conto delle conseguenze permanenti riportate dall’uomo.La soglia indicata dalla normativa per l’accesso all’assegno mensile di assistenza è infatti del 74%. Da qui la contestazione dei legali, che intendono chiedere una nuova valutazione della condizione del 41enne, prendendo in considerazione non soltanto il danno fisico, ma anche le ripercussioni funzionali, psicologiche, sessuali, relazionali e familiari.L’aggressione mentre dormivaLa vicenda giudiziaria nasce da quanto accaduto lo scorso maggio ad Angri. Secondo la ricostruzione investigativa, il 41enne sarebbe stato aggredito mentre dormiva dalla compagna, M.S.A., 35 anni, che avrebbe utilizzato un coltello provocandogli una mutilazione gravissima.L’uomo, secondo quanto emerso dalle indagini, potrebbe essere stato previamente indotto al sonno attraverso la somministrazione di farmaci soporiferi. Un elemento che, se confermato nel corso del procedimento, renderebbe ancora più complessa la ricostruzione della dinamica dell’aggressione.Nei confronti della donna è stato disposto il giudizio immediato con l’accusa di lesioni gravissime aggravate. Il procedimento penale dovrà ora stabilire responsabilità, dinamica e movente dell’accaduto.Secondo l’ipotesi investigativa, alla base del gesto ci sarebbe stata la gelosia. L’uomo avrebbe infatti deciso di interrompere la relazione con la compagna per andare a vivere con la moglie e i figli. Una scelta che, sempre secondo la ricostruzione degli inquirenti, avrebbe provocato la reazione della 35enne.La battaglia sulla percentuale di invaliditàMentre sul piano penale sarà il processo a dover accertare le responsabilità, sul fronte civile e assistenziale la famiglia ha avviato un'altra battaglia.Per l’avvocato Angelo Pisani, il riconoscimento del 67% non sarebbe adeguato rispetto alla condizione complessiva della vittima. Il legale annuncia quindi un’istanza di riesame e chiede che la valutazione venga effettuata considerando l’insieme delle conseguenze prodotte dalla mutilazione.«Nonostante la perdita definitiva dell’organo genitale e della capacità di procreare – sostiene Pisani – oltre alle ferite sul corpo e alla rovina della qualità della vita familiare, sessuale e psicologica, per l’Inps l’invalidità civile è del 67%, al di sotto della soglia sanitaria del 74% prevista per accedere all’assegno mensile di assistenza».La difesa intende dunque verificare quali criteri siano stati applicati nella valutazione medico-legale e quali conseguenze siano state effettivamente considerate nella determinazione della percentuale.L’obiettivo sarà ottenere una nuova analisi della situazione, con particolare attenzione agli effetti permanenti della mutilazione e alle ricadute che l'aggressione avrebbe avuto sulla quotidianità dell'uomo.«Non è stata sconvolta soltanto la vita della vittima»La vicenda, secondo i difensori, non riguarda però esclusivamente il 41enne. Le conseguenze dell'aggressione avrebbero infatti investito l'intero nucleo familiare.L’avvocato Francesco Laudisio, che rappresenta la moglie dell’uomo e i figli, sottolinea proprio questo aspetto e sostiene che la tragedia avrebbe modificato in maniera irreversibile gli equilibri della famiglia.«La tragedia ha colpito un’intera famiglia, anche la moglie S.R. è altrettanto vittima di questa ferocia», affermano i legali, annunciando che nel processo saranno fatti valere i diritti dei familiari.La moglie, secondo quanto riferito dalla difesa, intende chiedere il riconoscimento dei danni provocati dallo sconvolgimento della propria vita coniugale, intima e familiare. Particolare attenzione sarà inoltre dedicata alle conseguenze traumatiche che la vicenda avrebbe avuto sui figli.La linea degli avvocati è dunque quella di rappresentare il caso non soltanto come una gravissima aggressione ai danni di un singolo individuo, ma come un evento capace di produrre conseguenze profonde sull'intero nucleo familiare.La richiesta di trasparenza sui criteri dell’InpsLa contestazione della percentuale di invalidità apre anche una riflessione più ampia sui criteri utilizzati per determinare il grado di invalidità civile in presenza di conseguenze fisiche particolarmente gravi.La difesa di Rahman chiederà di conoscere nel dettaglio i parametri medico-legali utilizzati per arrivare al 67%, sostenendo la necessità di una valutazione che tenga conto della situazione complessiva della persona.«Chiediamo all’Inps: quali conseguenze bisogna ancora subire per arrivare al 74%», afferma Pisani, ponendo l'accento sulla distanza tra la gravità delle conseguenze denunciate e la percentuale riconosciuta.Il punto centrale della contestazione non sarebbe quindi soltanto il mancato raggiungimento della soglia necessaria per l'assegno, ma soprattutto la necessità, secondo la difesa, di una valutazione che consideri tutte le dimensioni del danno subito.Annunciata anche la costituzione di parte civileSul caso si sono mossi anche Potere ai Diritti–1523.it e LUUV, che attraverso gli avvocati Rita Ronchi, Antonella Esposito e Sergio Pisani hanno annunciato la costituzione di parte civile.L'iniziativa punta a portare nel procedimento anche il tema della tutela delle vittime e della necessità di un'attenzione istituzionale alle conseguenze di una violenza di questo tipo.La difesa pone inoltre una questione legata alla parità di trattamento tra uomini e donne vittime di mutilazioni e violenze.«La domanda è inevitabile: se una donna fosse stata mutilata nel sonno dal proprio compagno, sarebbe stata valutata soltanto al 67%? Avrebbe ricevuto la stessa attenzione istituzionale?», afferma Pisani.Il legale precisa che la richiesta non è quella di ottenere trattamenti differenti sulla base del sesso della vittima: «Non vogliamo privilegi per gli uomini né minori tutele per le donne: vogliamo gli stessi diritti».Dal procedimento penale alla tutela della famigliaLa vicenda si sviluppa dunque su più piani. Da una parte c'è il procedimento penale nei confronti della 35enne, chiamata a rispondere dell'aggressione e delle gravissime lesioni contestate. Dall'altra c'è la richiesta della difesa di rivedere la percentuale di invalidità riconosciuta al 41enne.Parallelamente, i legali della moglie e dei figli preparano le iniziative per ottenere il riconoscimento delle conseguenze subite dall'intera famiglia.Il caso di Angri torna così al centro dell'attenzione non soltanto per la ferocia dell'aggressione, ma anche per ciò che è accaduto dopo: la necessità di affrontare una condizione permanente, le conseguenze sulla vita di coppia e sui figli e la discussione sul grado di invalidità riconosciuto alla vittima.La prossima tappa sarà quindi il riesame della valutazione medico-legale, mentre sul fronte giudiziario sarà il processo a dover ricostruire definitivamente quanto accaduto quella notte e accertare le responsabilità dell'imputata.

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