Ebola, anche il Cotugno in azione

Il livello massimo riguarda le persone che abbiano avuto esposizioni dirette e ad alto rischio

A cura di Redazione
02 giugno 2026 14:30
Ebola, anche il Cotugno in azione -
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La Campania si prepara ad affrontare eventuali emergenze legate al virus Ebola. L’Unità Operativa Complessa di Malattie Infettive Emergenti e ad Alta Contagiosità dell’ospedale Cotugno di Napoli, struttura di eccellenza dell’Azienda Ospedaliera dei Colli, è stata ufficialmente individuata dalla Regione come centro di riferimento per la gestione di eventuali casi sospetti o confermati della malattia.

La decisione arriva in seguito alla circolare emanata dal Ministero della Salute il 29 maggio scorso, con la quale è stato chiesto a tutte le Regioni italiane di individuare strutture sanitarie specializzate in grado di garantire assistenza clinica, supporto epidemiologico e procedure di isolamento per fronteggiare possibili emergenze infettive collegate ai focolai registrati in Africa centrale.

Il Cotugno svolgerà quindi il ruolo di presidio specialistico regionale per la valutazione dei casi sospetti e per il coordinamento delle attività sanitarie sul territorio campano. La struttura napoletana, già protagonista nella gestione di numerose emergenze infettive degli ultimi decenni, rappresenta uno dei principali centri italiani dedicati alle patologie ad alta contagiosità.

Parallelamente sono state rafforzate le misure di monitoraggio per i viaggiatori provenienti dalle aree maggiormente interessate dall’epidemia. La circolare ministeriale prevede infatti che chiunque abbia soggiornato nella Repubblica Democratica del Congo o in Uganda nei 21 giorni precedenti l’ingresso in Italia debba trasmettere entro 24 ore una specifica dichiarazione al Dipartimento di Prevenzione dell’Asl competente per territorio.

Le Regioni sono state inoltre invitate a diffondere attraverso i propri canali istituzionali tutte le informazioni necessarie per facilitare la compilazione della documentazione richiesta e garantire una corretta sorveglianza sanitaria.

Particolare attenzione è stata riservata anche ai collegamenti aerei internazionali. In presenza di un passeggero o di un membro dell’equipaggio con sintomi compatibili con Ebola a bordo di un volo diretto in Italia proveniente da un Paese interessato da un focolaio attivo, l’aeromobile potrà atterrare esclusivamente presso l’aeroporto sanitario di Roma Fiumicino, individuato come scalo di riferimento nazionale per la gestione di tali emergenze.

Le autorità sanitarie hanno inoltre definito un articolato sistema di classificazione del rischio per le persone provenienti dalle aree interessate dall’epidemia ma prive di sintomi. Il protocollo prevede cinque diversi livelli di rischio, ciascuno associato a specifiche misure di sorveglianza.

Per i soggetti considerati a rischio molto basso sono previste esclusivamente attività di informazione sanitaria e l’indicazione dei contatti delle strutture territoriali di riferimento. In presenza di un rischio basso viene richiesto il monitoraggio autonomo dello stato di salute e della temperatura corporea, con almeno una verifica da parte dell’Asl.

Nel caso di rischio moderato, attribuito a chi proviene da aree attenzionate senza esposizioni note al virus, viene attivata una sorveglianza sanitaria quotidiana fino al ventunesimo giorno dall’arrivo in Italia, con obbligo di comunicare eventuali spostamenti fuori regione.

Per le situazioni considerate ad alto rischio è invece prevista la quarantena con monitoraggio giornaliero da parte delle autorità sanitarie. Il livello massimo riguarda le persone che abbiano avuto esposizioni dirette e ad alto rischio: in questi casi il protocollo prevede il trasferimento in biocontenimento e il ricovero presso l’Istituto Spallanzani di Roma, struttura nazionale di riferimento per le malattie infettive altamente contagiose.

Nel frattempo cresce l’attenzione anche a livello europeo. La presidenza di turno dell’Unione Europea ha convocato una videoconferenza straordinaria dei ministri della Salute dei Paesi membri per rafforzare il coordinamento delle attività di prevenzione e monitoraggio. Contestualmente è stato attivato, in modalità di sorveglianza precauzionale, il sistema europeo di scambio delle informazioni sulle infezioni, con l’obiettivo di favorire una rapida condivisione dei dati epidemiologici tra gli Stati membri.

Sul fronte nazionale, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha invitato alla prudenza ma senza allarmismi. Pur sottolineando l’importanza di mantenere alta l’attenzione, ha evidenziato come il rischio di diffusione del virus in Italia sia attualmente molto basso grazie ai controlli sanitari attivati e alla collaborazione tra Ministero della Salute, rete diplomatica e autorità europee.

Anche gli esperti invitano a mantenere un approccio equilibrato. L’infettivologo Matteo Bassetti ha espresso preoccupazione per la situazione epidemiologica in alcune aree dell’Africa centrale, definendola complessa e difficile da gestire, ma ha ribadito che la probabilità di una diffusione significativa del virus in Europa resta estremamente ridotta. Dello stesso avviso anche Fabrizio Pregliasco, che ha sottolineato l’importanza dei sistemi di sorveglianza e prevenzione, evidenziando come il recente sospetto caso registrato in Sardegna, poi rivelatosi negativo, abbia dimostrato l’efficacia delle procedure di controllo predisposte dalle autorità sanitarie.

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