Nuovo stadio, De Laurentiis punta forte su San Giovanni a Teduccio

Il presidente azzurro non ha fornito dettagli tecnici né tempistiche precise, ma il riferimento all’area Q8 conferma la volontà

A cura di Redazione
26 maggio 2026 08:30
Nuovo stadio, De Laurentiis punta forte su San Giovanni a Teduccio -
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Dopo aver immaginato il nuovo stadio del Napoli in diverse aree della provincia, Aurelio De Laurentiis torna a rilanciare il progetto di un impianto alternativo al Maradona. Nel corso della conferenza stampa tenuta insieme all’allenatore uscente Antonio Conte, il presidente azzurro ha infatti affrontato a lungo il tema del futuro della casa del club, tornando a manifestare tutte le perplessità sull’attuale struttura di Fuorigrotta, di proprietà del Comune di Napoli.

Negli anni sono state avanzate varie ipotesi per ospitare il nuovo stadio: da Acerra ad Afragola, passando per Melito e l’area occidentale della città, compresa Bagnoli. Questa volta, però, De Laurentiis avrebbe acceso i riflettori su una zona mai indicata prima: quella dell’ex raffineria Q8 di San Giovanni a Teduccio, nella periferia est di Napoli.

Si tratta dei vasti suoli industriali appartenenti alla Kuwait Raffinazione e Chimica del gruppo Kuwait Petroleum Italia – Q8 Italia, un’area da tempo oggetto di riflessioni legate a possibili progetti di riconversione urbana. L’idea di realizzare proprio lì il nuovo impianto sportivo del Napoli rappresenterebbe una svolta significativa anche per il quartiere orientale della città, che negli ultimi anni ha già avviato percorsi di riqualificazione con l’arrivo del polo universitario della Federico II e di nuove attività produttive e tecnologiche.

Il presidente azzurro non ha fornito dettagli tecnici né tempistiche precise, ma il riferimento all’area Q8 conferma la volontà di continuare a valutare soluzioni differenti rispetto al Maradona, considerato da De Laurentiis poco funzionale agli standard moderni richiesti da calcio, eventi e business sportivo.

L’ipotesi di uno stadio a San Giovanni a Teduccio potrebbe però aprire un ampio dibattito urbanistico e politico, anche alla luce delle trasformazioni già previste per altre zone della città, come Bagnoli, e delle inevitabili questioni legate a viabilità, trasporti, bonifiche ambientali e sostenibilità dell’intervento.

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