Il boss carcerato al figlio: "Ora uccidi un paio di rivali"
il boss esorta il figlio a organizzare una vendetta armata
Un dialogo intercettato che getta nuova luce sulle dinamiche criminali e sulle logiche di vendetta interne ai clan. Protagonisti Domenico Lo Russo, esponente del clan dei “Capitoni” attualmente detenuto, e il figlio Vincenzo, rimasto ferito in un agguato avvenuto lo scorso 17 aprile. Le conversazioni, riportate nell’ordinanza cautelare emessa nei confronti di tre presunti responsabili del ferimento, rivelano un contenuto particolarmente grave: il boss esorta il figlio a organizzare una vendetta armata, arrivando a suggerire omicidi come risposta all’aggressione subita.
L’agguato risale alla notte del 17 aprile, quando il 33enne si presentò al pronto soccorso dell’Ospedale Cardarelli con diverse ferite da arma da fuoco, colpito da cinque proiettili. In un primo momento, la vittima aveva parlato di un tentativo di rapina avvenuto nel rione Siberia, nel quartiere Marianella, una versione che però non ha mai convinto gli investigatori.
Le indagini dei carabinieri hanno invece ricondotto l’episodio a contrasti maturati in carcere. Secondo quanto emerso, alla base dell’agguato ci sarebbe una lite risalente a quando lo stesso Vincenzo Lo Russo era detenuto, legata a Giuseppe Russo, detto “Peppenella”, e al figlio Luigi Russo, alias “Gigiotto”, oggi tra gli indagati.
Nell’ambito dell’inchiesta sono stati arrestati Emmanuel Di Marzo (20 anni) e Luigi Russo (41 anni), mentre Gaetano Caso (35 anni) risulta ancora irreperibile.
Decisivo, ai fini investigativi, il contenuto delle intercettazioni. Nel corso di una videochiamata, il padre chiede al figlio chi sia stato a sparargli. La risposta, velata ma chiara, richiama vecchi attriti. “Le cose dei carcerati non finiscono mai”, spiega il boss, sottolineando come i contrasti nati dietro le sbarre siano destinati a proseguire anche all’esterno.