Domani e dopodomani è sciopero a scuola: cosa accade
lo sciopero coincide con lo svolgimento delle prove Invalsi nella scuola primaria
Due giornate di mobilitazione nazionale coinvolgeranno il mondo della scuola italiana: per il 6 e 7 maggio è stato proclamato uno sciopero generale dal sindacato Cobas Scuola insieme ad altre sigle, con l’adesione attesa di docenti e personale ATA. Al centro della protesta ci sono diverse criticità ancora irrisolte. Tra queste, la contestazione delle prove Invalsi, la riforma degli istituti tecnici, le condizioni economiche del personale e il tema previdenziale.
Le ragioni dello sciopero
La scelta delle date non è casuale: lo sciopero coincide con lo svolgimento delle prove Invalsi nella scuola primaria. I promotori criticano fortemente questi test, ritenuti poco rappresentativi delle reali competenze degli studenti e responsabili, secondo loro, di orientare la didattica verso un apprendimento finalizzato al superamento delle prove piuttosto che allo sviluppo critico.
Nel mirino anche la riforma degli istituti tecnici, accusata di ridurre il monte ore delle materie fondamentali e di accorpare discipline scientifiche, con possibili ricadute negative sulla qualità dell’insegnamento. Tra le altre contestazioni figurano l’anticipo dei percorsi di alternanza scuola-lavoro e una crescente integrazione tra scuola e sistema produttivo.
Sul piano economico, i sindacati chiedono un recupero significativo del potere d’acquisto per insegnanti e personale ATA, eroso negli anni dall’inflazione e da rinnovi contrattuali giudicati insufficienti. Non manca il tema delle pensioni, con la richiesta di condizioni più favorevoli per una categoria ritenuta sempre più gravosa.
Il nodo tra diritto di sciopero e diritto allo studio
Lo sciopero riporta al centro il delicato equilibrio tra diritto di astensione dal lavoro e diritto all’istruzione. L’Accordo del 2 dicembre 2020 sui servizi pubblici essenziali stabilisce che le scuole devono comunque garantire prestazioni minime, lasciando ai dirigenti scolastici un certo margine organizzativo.
Come le scuole possono limitare i disagi
Nonostante il rischio di disservizi, molti istituti potranno adottare misure per ridurre l’impatto dello sciopero. Tra le soluzioni più utilizzate c’è l’impiego del personale non aderente per sostituire temporaneamente i colleghi assenti, nel rispetto delle norme contrattuali.
I dirigenti scolastici possono inoltre riorganizzare gli orari, accorpare le classi, modificare temporaneamente le attività didattiche o garantire la semplice sorveglianza degli studenti in assenza di lezione frontale.
La giurisprudenza ha più volte riconosciuto la legittimità di queste strategie, purché non compromettano il diritto di sciopero, che resta uno strumento fondamentale di pressione sindacale.
Saranno quindi i singoli istituti, in base al livello di adesione, a decidere come organizzare le attività nelle due giornate, cercando di bilanciare le esigenze degli studenti con quelle dei lavoratori della scuola.