Braccio paralizzato dopo l'operazione al Cardarelli, c'è il maxirisarcimento
Dagli esami iniziali, secondo quanto emerso nel processo, non risultavano deficit neurologici preesistenti
Il Tribunale di Napoli ha condannato l’ospedale Ospedale Antonio Cardarelli al risarcimento di quasi 600mila euro nei confronti di una donna originaria di Ischia che, dopo un intervento chirurgico alla spalla eseguito nel 2018, ha perso completamente l’uso del braccio dominante. La decisione arriva al termine di un lungo procedimento civile nel quale il giudice ha riconosciuto la responsabilità della struttura sanitaria per una lesione iatrogena del plesso brachiale, ritenuta causa della paralisi permanente dell’arto superiore destro della paziente.
La vicenda risale al giugno 2018, quando la donna venne ricoverata al Cardarelli a seguito di una grave frattura pluriframmentaria del collo omerale associata a una lussazione. Dagli esami iniziali, secondo quanto emerso nel processo, non risultavano deficit neurologici preesistenti.
Nel mese successivo la paziente fu sottoposta a un intervento chirurgico preceduto da un blocco del plesso brachiale per via interscalenica e successivamente all’impianto di una endoprotesi di spalla. Dopo l’operazione, però, sarebbero sopraggiunte complicanze particolarmente gravi: la donna non riusciva più a muovere le dita della mano destra e gli accertamenti avrebbero evidenziato anche una lussazione della protesi appena impiantata.
Dopo un primo tentativo di riduzione risultato inefficace, i medici decisero di sottoporla a un secondo intervento per la rimozione e il riposizionamento della protesi. Alla dimissione, la diagnosi parlava di “frattura-lussazione della testa omerale destra con sofferenza motoria e sensitiva dell’arto superiore destro”.
Le successive visite specialistiche avrebbero poi confermato una grave lesione del plesso brachiale con paralisi completa del braccio dominante. A quel punto la donna, assistita dall’avvocato Vincenzo Liguori, ha deciso di avviare un’azione legale nei confronti dell’azienda ospedaliera.
Nel corso del giudizio è intervenuto anche il figlio della paziente, che ha chiesto il riconoscimento dei cosiddetti danni riflessi derivanti dalle conseguenze subite dalla madre convivente.
Determinante per la decisione del Tribunale è stata la consulenza tecnica d’ufficio, dalla quale sarebbero emerse responsabilità dei sanitari sia per possibili lesioni nervose provocate durante l’intervento sia per una gestione ritenuta non adeguata della fase post operatoria. Alla fine dell’iter giudiziario il Tribunale ha riconosciuto un risarcimento complessivo pari a 581.356,40 euro.