Ucciso in un agguato, Fabio potrebbe non essere l'obiettivo

Le indagini sono affidate al Nucleo Radiomobile di Napoli e al Nucleo Operativo di Poggioreale

A cura di Redazione
07 aprile 2026 23:00
Ucciso in un agguato, Fabio potrebbe non essere l'obiettivo -
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Proseguono senza escludere alcuna pista le indagini dei carabinieri e della Procura di Napoli sull’omicidio di Fabio Ascione, il giovane di 20 anni colpito a morte da un proiettile al petto nelle prime ore della mattinata nel quartiere Ponticelli. Il delitto si è consumato intorno alle 5:10 in via Carlo Miranda, nei pressi di un bar situato in un’area ritenuta dagli investigatori sotto l’influenza del clan De Micco. Il ragazzo, risultato incensurato, si trovava in compagnia di alcuni amici – tra quattro e cinque persone – quando è stato preso di mira.

Secondo le prime ricostruzioni e le testimonianze raccolte, un’auto scura si sarebbe avvicinata al locale: dall’interno del veicolo sono stati esplosi diversi colpi di arma da fuoco, prima della fuga. Uno dei proiettili ha raggiunto Ascione al torace. I presenti lo hanno immediatamente soccorso, trasportandolo d’urgenza all’ospedale Villa Betania, ma per il giovane non c’è stato nulla da fare.

Le indagini sono affidate al Nucleo Radiomobile di Napoli e al Nucleo Operativo di Poggioreale, sotto il coordinamento del sostituto procuratore Alfredo Gagliardi, della Direzione distrettuale antimafia. Sul luogo dell’agguato non sono stati rinvenuti bossoli: un elemento che lascia aperte diverse ipotesi, tra cui l’utilizzo di un revolver oppure la possibilità che eventuali bossoli siano rimasti all’interno dell’auto utilizzata dai sicari.

Gli inquirenti stanno valutando ogni scenario. Le modalità dell’azione richiamano un agguato di stampo mafioso, ma non è ancora chiaro se il bersaglio fosse proprio Ascione, che aveva legami di parentela con una persona in passato vicina alla criminalità organizzata (sebbene non al clan De Micco), oppure qualcun altro presente sul posto. Non si esclude nemmeno un gesto intimidatorio nei confronti del titolare del bar o una possibile vendetta legata a dissidi personali.

Nel corso degli accertamenti è stata ascoltata anche una cugina della vittima, che lo ha descritto come un ragazzo senza precedenti, impegnato nel lavoro presso una sala bingo. Secondo quanto riferito, quella mattina si era fermato al bar mentre rientrava a casa dopo il turno.

L’area in cui è avvenuto l’omicidio risulta priva di sistemi di videosorveglianza diretta, ma sono presenti dispositivi per la lettura delle targhe dei veicoli in transito. Proprio dall’analisi di questi dati gli investigatori sperano di ottenere elementi decisivi per risalire agli autori dell’agguato.

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