"Sei figlio del maligno", attacco al prete sui social

Don Carmine ha scelto di perdonare

A cura di Redazione
08 aprile 2026 17:00
"Sei figlio del maligno", attacco al prete sui social -
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A.B., 50enne di Recale, aveva definito il suo sacerdote «figlio del maligno» e, sui social, aveva attribuito responsabilità scottanti a don Carmine Ventrone, allora parroco della comunità. Non si era fermata: aveva parlato della morte di monsignor Giovanni D’Alise, vescovo scomparso nel 2020 per Covid, come di una «punizione meritata».

Ma quando la giustizia stava per intervenire, è arrivata la remissione della querela: sentenza di non luogo a procedere. E con essa, un gesto forse più potente della condanna stessa: il perdono.

Spinta dal senso di colpa e dal consiglio del suo legale, A.B. ha scritto una lettera di ammissione: ha parlato di «superficialità», di «dolore gratuito», della «vergogna di aver confuso la libertà di parola con il diritto di offendere» e del riconoscimento di aver colpito chi non poteva più difendersi.

Don Carmine ha scelto di perdonare. Per fede, per saggezza, per esperienza acquisita tra matrimoni, funerali e liti condominiali: non lo sapremo mai. Ci resta, però, una storia di redenzione, piccola e domestica, arrivata in ritardo, ma potente.

Il gesto del sacerdote non è debolezza: è uno dei pochi antidoti contro la leggerezza al vetriolo dei social. In un mondo che urla per esistere, il silenzio di chi accetta le scuse è la lezione più alta: ricorda che dietro ogni profilo c’è una persona e che, a volte, per uscire dall’inferno costruito con un clic basta dire: «Ho sbagliato».

La giustizia più alta è quella che sa rinunciare a sé stessa. Sbagliare è umano; rendersene conto, ancora di più.

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