Mamma e figlia avvelenate, l'avvocato del padre rinuncia all'incarico

la Procura di Larino ha aperto un fascicolo contro ignoti per duplice omicidio premeditato

A cura di Redazione
10 aprile 2026 18:30
Mamma e figlia avvelenate, l'avvocato del padre rinuncia all'incarico -
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Svolta sul piano legale nell’inchiesta sulla morte di Sara Di Vita e della madre Antonella Di Ielsi, decedute tra il 27 e il 28 dicembre 2025 a Campobasso in circostanze ritenute sempre più sospette.

L’avvocato Arturo Messere ha deciso di rinunciare al mandato di difensore di Gianni Di Vita, spiegando la scelta con “motivi contingenti”. Il legale, con oltre mezzo secolo di carriera alle spalle, ha sottolineato di aver agito nel rispetto della propria correttezza professionale.

A subentrare nella difesa sarà l’avvocato Vittorino Facciolla, attuale consigliere regionale del Partito Democratico, partito al quale lo stesso Di Vita è stato a lungo legato.

Indagini per duplice omicidio

Sul fronte giudiziario, la Procura di Larino ha aperto un fascicolo contro ignoti per duplice omicidio premeditato. Le prime ipotesi di intossicazione alimentare sono state infatti superate da elementi ben più gravi.

Gli accertamenti hanno evidenziato la presenza di ricina nel sangue delle due vittime e in un capello della madre, un riscontro che ha indirizzato definitivamente le indagini verso l’ipotesi dell’avvelenamento.

Focus sui giorni precedenti al decesso

Gli investigatori stanno ricostruendo con attenzione le ultime ore di vita delle due donne, ascoltando tutte le persone che hanno avuto contatti con la famiglia durante le festività natalizie. Tra i primi a essere sentiti, lo stesso Gianni Di Vita e la figlia maggiore Alice, oltre ad altri familiari.

Particolare attenzione è rivolta al 23 dicembre, quando in casa erano presenti solo i genitori e la figlia più piccola, e alla cena della vigilia del 24 dicembre, alla quale avrebbero partecipato circa quindici persone.

Un elemento ritenuto significativo dagli inquirenti è che la figlia maggiore non avrebbe manifestato alcun sintomo nei giorni successivi, a differenza degli altri membri della famiglia. Il padre, invece, era stato ricoverato prima all’ospedale locale e successivamente trasferito allo Istituto Spallanzani, fortunatamente senza gravi conseguenze.

Accertamenti scientifici decisivi

Determinante per il cambio di scenario investigativo è stato il lavoro del Centro antiveleni Maugeri di Pavia, che ha individuato la presenza della sostanza tossica, escludendo definitivamente l’ipotesi iniziale di una semplice intossicazione.

Le indagini proseguono ora per individuare chi possa aver somministrato il veleno e in quale contesto, mentre il caso continua a sollevare interrogativi inquietanti su una tragedia familiare ancora tutta da chiarire.

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