Violentata da sieropositivo muore di Aids

La donna viveva nell’appartamento dell’uomo e della moglie

A cura di Redazione
13 marzo 2026 09:00
Violentata da sieropositivo muore di Aids -
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Una storia drammatica che arriva dalle aule di tribunale e che riporta alla luce fatti avvenuti nei primi anni Duemila a Ischia. Una donna di origine polacca, morta a 37 anni dopo una lunga malattia legata all’Hiv, avrebbe denunciato poco prima di morire l’uomo che, secondo l’accusa, l’avrebbe violentata ripetutamente quando lei aveva appena 20 anni.

Il presunto aggressore, oggi 65enne, è sotto processo e per lui la Procura della Repubblica di Napoli ha chiesto una condanna a 24 anni di carcere. L’inchiesta dovrà accertare le responsabilità dell’uomo e ricostruire nel dettaglio quanto accaduto.

Le accuse: violenze e contagio da Hiv

Secondo la ricostruzione dell’accusa, l’uomo sarebbe stato consapevole della propria sieropositività ma avrebbe comunque costretto la giovane ad avere rapporti sessuali non protetti. La ragazza, che all’epoca aveva circa 20 anni, sarebbe stata vittima di ripetute violenze tra il 2001 e il 2003.

La donna viveva nell’appartamento dell’uomo e della moglie sull’isola di Ischia, dove avrebbe convissuto con la coppia per un periodo. Secondo l’accusa, in quell’arco di tempo sarebbe stata violentata almeno una decina di volte.

Il contagio da Hiv avrebbe poi portato allo sviluppo dell’Aids, malattia che ha causato la sua morte il 3 novembre 2017, dopo anni di sofferenze e cure.

Il video registrato prima di morire

Prima di morire, la donna avrebbe deciso di raccontare quanto accaduto. Durante il ricovero in ospedale avrebbe registrato alcuni video in cui ricostruiva gli episodi di violenza subiti. Uno di questi filmati è stato acquisito agli atti del processo e mostrato durante l’udienza.

Nel video, la vittima – visibilmente debilitata dalla malattia – racconta:

“Ricordo la prima volta, mi prese a pugni e mi violentò. È successo una decina di volte. Poi mi minacciò di uccidermi se avessi parlato e io sono rimasta in silenzio”.

L’avvocato di parte civile, che rappresenta i familiari della donna, ha ricordato in aula come la vittima fosse arrivata in Italia giovanissima “con una valigia piena di sogni”, incontrando poi quello che ha definito il suo “aguzzino e assassino”.

Il processo e la richiesta di condanna

La richiesta di condanna a 24 anni è arrivata al termine della requisitoria del pubblico ministero nell’aula 115 del nuovo Palazzo di Giustizia di Napoli, davanti alla Corte d’Assise. Il procedimento è seguito dalla IV sezione della Procura, coordinata dal procuratore aggiunto Raffaello Falcone e dal sostituto procuratore Valentina Maisto.

Tra i reati contestati all’imputato figura anche l’omicidio volontario. Secondo l’accusa, l’uomo avrebbe accettato il rischio di provocare la morte della donna avendo rapporti sessuali non protetti pur sapendo di essere sieropositivo.

All’imputato vengono contestate inoltre lesioni gravissime nei confronti della moglie, con la quale avrebbe avuto rapporti non protetti senza informarla della malattia, causandole un’infezione per la quale è tuttora in cura.

La difesa ha invece chiesto l’assoluzione da tutte le accuse. L’eventuale replica del pubblico ministero e la sentenza sono attese per il 25 marzo.

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