A Napoli 27 minori accusati di omicidio in sei mesi
Secondo il report, episodi di violenza coinvolgono soprattutto aree storicamente fragili della città
Il nuovo rapporto “Dis(armati)”, realizzato da Save the Children, fotografa una situazione sempre più preoccupante per quanto riguarda la criminalità minorile in Italia, con un focus particolarmente allarmante sulla città di Napoli.
Nel solo primo semestre del 2025, nel capoluogo campano sono stati 27 i minori denunciati o arrestati per omicidio, un dato che evidenzia come i fatti di sangue tra giovanissimi abbiano raggiunto livelli mai registrati prima.
I quartieri più colpiti
Secondo il report, episodi di violenza coinvolgono soprattutto aree storicamente fragili della città, come il quartiere della Rione Sanità e i Quartieri Spagnoli, dove la criminalità giovanile sembra essersi radicata nel tessuto quotidiano.
Gli esperti spiegano che le organizzazioni criminali arruolano sempre più spesso adolescenti tra i 14 e i 15 anni. La scelta, secondo il rapporto, risponde a logiche precise: i minori costano meno ai clan, espongono meno i vertici adulti a pene severe e garantiscono una presenza capillare sul territorio.
Rabbia e mancanza di prospettive
Dalle testimonianze raccolte emerge un quadro sociale molto complesso. Molti ragazzi coinvolti nella violenza mostrano una profonda rabbia e un forte senso di distacco dalla propria vita e da quella degli altri.
Per alcuni di loro il gesto violento appare quasi privo di peso morale, come se fosse “il passaggio di livello di un videogioco”. In questo contesto, il timore di essere considerati deboli spinge molti giovani a scegliere la strada della violenza per ottenere rispetto o riconoscimento.
Un fenomeno in crescita in tutta Italia
Il problema non riguarda soltanto Napoli. In tutta Italia, pur restando il Paese tra quelli con i tassi di criminalità generale più bassi in Europa, i reati violenti commessi da minorenni tra i 14 e i 17 anni sono in aumento.
Negli ultimi dieci anni le denunce per rapine e lesioni personali sono quasi raddoppiate, con città come Milano, Roma e la stessa Napoli tra quelle con il maggior numero di segnalazioni.
Secondo il report, il fenomeno è spesso aggravato anche dall’uso di nuove sostanze psicotrope, che riducono la percezione del rischio e favoriscono comportamenti violenti e impulsivi.
“Non basta la repressione”
Per Antonella Inverno, affrontare questa emergenza puntando esclusivamente sulla repressione rischia di essere inefficace.
“La violenza è spesso il risultato di vuoti educativi profondi, solitudine e mancanza di opportunità reali”, spiegano dall’organizzazione.
Per questo motivo Save the Children chiede un cambio di prospettiva da parte delle istituzioni e della società: ascoltare i bisogni dei ragazzi e offrire alternative concrete per evitare che la criminalità diventi l’unica strada percepita possibile.