Monaldi, parla il legale medico: "Ingeroso definire equipe impreparata"
I legali intervengono per “ristabilire una narrazione corretta e fondata sui fatti sinora accertati”,
“La rappresentazione dell’équipe napoletana come sprovveduta e impreparata è ingenerosa e alimenta una lettura distorta della vicenda”. Lo affermano in una nota gli avvocati Anna Maria Ziccardi e Dario Gagliano, difensori di Gabriella Farina, responsabile dell’équipe del Ospedale Monaldi che ha eseguito l’espianto del cuore del piccolo Domenico a Bolzano.
I legali intervengono per “ristabilire una narrazione corretta e fondata sui fatti sinora accertati”, sottolineando come vicende così delicate impongano cautela nelle ricostruzioni, nel rispetto sia del lavoro della magistratura sia del dolore della famiglia del bambino.
“Evitiamo stereotipi e contrapposizioni territoriali”
Secondo la difesa, il dibattito pubblico dovrebbe sottrarsi a “logiche territoriali o stereotipi” che non hanno alcuna attinenza con la valutazione delle condotte professionali. In particolare, viene contestata la contrapposizione tra presunte inefficienze del Sud e l’efficienza delle strutture del Nord o estere.
I legali precisano che, stando alle dichiarazioni rese dai membri dell’équipe di Innsbruck, l’espianto si sarebbe svolto “in un clima tranquillo e nel rispetto dei protocolli”, salvo iniziali incomprensioni.
Il nodo del trasporto dell’organo
Un passaggio centrale riguarda il contenitore utilizzato per il trasporto dell’organo. Secondo quanto riportato nella nota, il sistema impiegato era conforme alle norme vigenti e i medici incaricati dell’espianto non sarebbero stati informati dell’esistenza di contenitori alternativi più moderni, non potendo dunque adottare soluzioni diverse rispetto alla prassi operativa.
In merito alle immagini diffuse online che mostrerebbero un frigorifero dell’ospedale con etichetta “ghiaccio secco”, la difesa le definisce “fuorvianti”. Il materiale refrigerante, spiegano i legali, sarebbe stato prelevato in officina e portato in sala operatoria in una scatola di polistirolo da personale locale, mentre la dottoressa Farina era impegnata a completare le operazioni di confezionamento dell’organo per garantirne la partenza verso Napoli nel minor tempo possibile.
“Da chiarire anche la fornitura del materiale”
La nota sottolinea inoltre come meriti attenzione anche la posizione del personale che, a fronte di una richiesta di ghiaccio per il trasporto dell’organo, avrebbe fornito anidride carbonica allo stato solido, materiale indistinguibile a occhio nudo dal ghiaccio tradizionale ma con effetti ustionanti.