Non va a scuola, bambino tolto alla famiglia nei Paesi Vesuviani

Allontanato dalla famiglia per assenze scolastiche

A cura di Redazione
23 gennaio 2026 06:00
Non va a scuola, bambino tolto alla famiglia nei Paesi Vesuviani -
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Da giorni ripete una sola frase: «Voglio tornare a casa». Il bambino di Torre del Greco, portato via dalla propria famiglia l’8 gennaio e collocato in una casa famiglia di Caivano, vive una fase di profondo disagio. Piange spesso, mangia poco e manifesta un forte attaccamento ai genitori e ai fratelli, con i quali ha potuto parlare solo telefonicamente. Una conversazione, avvenuta domenica scorsa, che la famiglia definisce straziante.

La registrazione di quella chiamata sarà ora depositata in tribunale dall’avvocato Rosanna D’Avino, che assiste i genitori e ha chiesto la revoca immediata del collocamento in comunità e l’annullamento dell’intero iter giudiziario. Secondo la difesa, il minore sarebbe stato allontanato senza alcuna preparazione psicologica e in assenza di un reale pericolo per la sua incolumità.

Il caso riaccende il dibattito sugli allontanamenti dei minori: una vicenda che richiama alla memoria episodi simili avvenuti in altri comuni italiani. Qui, però, il bambino non viveva in condizioni di degrado. Aveva una casa regolare, servizi essenziali, legami sociali stabili e una rete familiare presente. L’unico elemento critico emerso riguarda la frequenza scolastica.

La segnalazione della scuola e la decisione del tribunale

L’intervento del Tribunale per i Minorenni di Napoli nasce da una segnalazione di evasione scolastica presentata nel 2024 dall’istituto “Don Bosco – Francesco d’Assisi”, frequentato dal bambino, che il 30 gennaio compirà 12 anni. Dopo quella comunicazione, i giudici hanno nominato una curatrice speciale e disposto misure restrittive nei confronti dei genitori.

L’8 gennaio l’epilogo: all’uscita da scuola il bambino è stato accompagnato dai carabinieri ai Servizi sociali del Comune di Torre del Greco e, poche ore dopo, trasferito in una comunità di Caivano. Una decisione improvvisa, contestata dalla famiglia, che sostiene di non essere mai stata informata delle udienze né messa in condizione di partecipare al procedimento.

Ai genitori viene attribuita una condotta ritenuta pregiudizievole per il figlio, legata alle numerose assenze scolastiche accumulate negli anni. Il tribunale avrebbe disposto anche una valutazione psicologica della coppia e un percorso di sostegno alla genitorialità. Tuttavia, secondo il legale, tali interventi non sarebbero mai stati concretamente avviati.

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