Mamme, arrivano 720 euro
Più sostegni economici, ma con regole differenziate
Nel 2026 il sistema di aiuti destinati alle madri lavoratrici viene profondamente rivisto. Il cosiddetto bonus mamme non è più una misura unica, ma un insieme di interventi che combinano esoneri contributivi, contributi economici diretti e congedi parentali più estesi. L’obiettivo è rafforzare il reddito delle famiglie e favorire la permanenza delle donne nel mercato del lavoro, con benefici modulati in base al numero di figli e alla tipologia di occupazione.
Due misure diverse sotto un’unica etichetta
Con il termine “bonus mamme” si fa riferimento a due strumenti distinti:
l’esonero contributivo per le lavoratrici dipendenti con famiglie numerose;
un contributo economico diretto, potenziato nel 2026, che può arrivare fino a 720 euro annui.
Entrambe le misure mirano ad aumentare il reddito disponibile senza compromettere i diritti previdenziali futuri.
Esonero contributivo: aumento immediato dello stipendio
L’esonero contributivo, introdotto nel 2025 e confermato, consente alle lavoratrici beneficiarie di non versare i contributi previdenziali a proprio carico, pari mediamente al 9,19% della retribuzione lorda. Questo si traduce in un incremento diretto dello stipendio netto, che può arrivare fino a 3.000 euro l’anno, circa 250 euro al mese.
Un aspetto centrale della misura è la copertura statale dei contributi non versati, che garantisce la piena tutela pensionistica senza penalizzazioni future.
Chi ha diritto alla decontribuzione
Possono accedere all’esonero le madri lavoratrici con almeno tre figli, fino al compimento dei 18 anni del figlio più giovane. La misura è riservata a:
lavoratrici dipendenti del settore pubblico e privato con contratto a tempo indeterminato;
lavoratrici agricole e apprendiste.
Sono invece esclusi i rapporti di lavoro domestico, come colf e badanti.
Come presentare la richiesta
Nella maggior parte dei casi è sufficiente comunicare al datore di lavoro il codice fiscale dei figli. In alternativa, è possibile presentare domanda tramite il portale INPS, accedendo all’applicazione dedicata e inserendo i dati richiesti.
Contributo diretto più alto e platea ampliata
Accanto alla decontribuzione, il contributo economico per le madri viene rafforzato. Nel 2026 l’importo sale a 60 euro al mese, per un totale di 720 euro l’anno, rispetto ai 480 euro previsti nel 2025.
Il contributo presenta caratteristiche particolarmente favorevoli:
non incide sull’ISEE;
è esente da IRPEF e contributi;
è compatibile con altri benefici, come assegno unico e bonus nido.
Estensione alle lavoratrici autonome
La principale novità riguarda l’ampliamento della platea: dal 2026 il contributo è accessibile anche alle lavoratrici autonome e alle libere professioniste iscritte alla Gestione separata INPS.
Per queste categorie il pagamento avviene in un’unica soluzione a dicembre, con accumulo delle mensilità maturate da gennaio a novembre. Il diritto matura per ogni mese, o frazione di mese, in cui risulti attiva un’attività lavorativa.
Requisiti e modalità di domanda
Il contributo è riservato alle madri con almeno due figli e un reddito annuo inferiore a 40.000 euro. L’erogazione non è automatica: è necessario presentare una domanda online all’INPS.
Per chi aveva già i requisiti nel 2025, è possibile integrare la domanda entro il 31 gennaio 2026. Le nuove richieste seguono le istruzioni operative pubblicate dall’INPS all’inizio dell’anno.
Congedi parentali più lunghi e meglio retribuiti
Il rafforzamento del bonus mamme si accompagna a un ampliamento dei congedi parentali, introdotto con la Legge di Bilancio 2026. Le novità principali prevedono:
utilizzo del congedo parentale fino ai 14 anni del figlio;
durata complessiva di 10 mesi, che diventano 11 se il padre utilizza almeno tre mesi;
indennità pari all’80% della retribuzione per i primi tre mesi e al 30% per i successivi, con copertura contributiva piena.
Aumenta anche il congedo per malattia dei figli, che passa da 5 a 10 giorni lavorativi annui per ciascun genitore fino ai 14 anni. Per i bambini sotto i tre anni resta confermato il diritto all’astensione per l’intera durata della malattia.
Una misura che divide: esclusi i genitori con un solo figlio
Non mancano le critiche. Il bonus mamme, pur rafforzato, resta limitato alle lavoratrici con più di un figlio. Una scelta coerente con l’obiettivo di incentivare la natalità, ma che lascia escluse molte madri con un solo figlio, spesso alle prese con difficoltà economiche e di conciliazione simili.
Secondo diversi osservatori, la misura avrebbe potuto rappresentare un primo passo verso un sostegno più universale alla genitorialità femminile. La decisione di circoscriverla alle famiglie numerose alimenta il dibattito sull’efficacia reale dell’intervento e sulla sua capacità di incidere davvero sull’occupazione delle donne.