Camorrista mette a spacciare il figlio di 10 anni
Al minore venivano affidati i cosiddetti “pallini” di cocaina e crack
C’è un dettaglio che colpisce più di ogni altro nell’ultima inchiesta condotta dalla Polizia di Stato sulle piazze di spaccio ancora operative a Scampia: tra gli spacciatori attivi nel rione “33”, nell’ex lotto SC3 di via Arcangelo Ghisleri, figurava anche un bambino di appena dieci anni.
La droga consegnata dal padre
Secondo quanto emerge dagli atti investigativi, era il padre del minore a coinvolgerlo direttamente nell’attività illecita. Al bambino venivano affidate dosi di cocaina e crack, i cosiddetti “pallini”, insieme a quantitativi di kobrett, una sostanza estremamente pericolosa. Una pratica che conferma il livello di spregiudicatezza e l’assenza totale di tutela dell’infanzia all’interno dei contesti criminali.
L’indagine della Dda e i 28 arresti
Il caso è emerso nel corso di una vasta inchiesta coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli, che ha portato all’arresto di 28 persone. L’operazione ha smantellato un’intera organizzazione criminale ritenuta legata al clan Amato-Pagano, gli “scissionisti” protagonisti delle violente faide che in passato hanno insanguinato l’area nord di Napoli.
Alcuni provvedimenti cautelari sono stati notificati a soggetti già detenuti, mentre quattro indagati sono stati posti agli arresti domiciliari.
Una crescita segnata dallo spaccio
Per il bambino non esisteva una vita normale. Niente scuola, nessuna attività sportiva o momenti di socialità. La sua quotidianità si consumava interamente all’interno di una piazza di spaccio, tra clienti tossicodipendenti e dinamiche violente legate al traffico di stupefacenti. Una condizione che gli investigatori descrivono come una vera e propria negazione dell’infanzia.
Le prove raccolte dalla Squadra Mobile
La presenza del minore nello spaccio è stata documentata anche dalla Squadra Mobile di Napoli, guidata da Giovanni Leuci. Il 6 luglio 2022, durante un controllo, il bambino venne trovato in possesso di nove dosi di droga, confermando il suo coinvolgimento diretto nell’attività illecita.
Agli arrestati viene contestata l’associazione a delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, aggravata dal metodo mafioso per cinque di loro.
Il ruolo del padre e le consegne a domicilio
Il padre del bambino operava nella piazza di spaccio della “33” per una paga di circa 350 euro a settimana. Dalle intercettazioni emerge che svolgeva anche consegne di droga a domicilio e che, in almeno un’occasione, avrebbe portato con sé il figlio su un motorino per effettuare una consegna in un’altra zona di Napoli.
Il minore è stato inoltre testimone diretto delle dinamiche interne al clan. In una circostanza ha assistito al “licenziamento” del padre, deciso dai vertici dell’organizzazione perché l’uomo aveva spento il telefono fornito dal gruppo. In una conversazione intercettata, uno dei capi lo rimprovera apertamente per aver girato armato di droga e per essersi portato dietro il figlio.