Pensioni, nel 2026 salgono a 620 euro

Ecco cosa cambia tra 2025 e 2026

A cura di Redazione
24 dicembre 2025 07:00
Pensioni, nel 2026 salgono a 620 euro -
Condividi

Il tema delle pensioni torna al centro del dibattito pubblico e politico. Complice il bonus Natale, le rivalutazioni previste dal 2026 e il pacchetto inserito nella Legge di Bilancio, la materia previdenziale si conferma complessa e divisiva. Riscatto della laurea, pensionamento anticipato, innalzamento dell’età pensionabile: le ipotesi sul tavolo alimentano tensioni nella maggioranza e uno scontro aperto con le opposizioni.

In un quadro ancora incerto, risultano più chiari e consolidati alcuni strumenti già previsti dalla normativa vigente e gestiti dall’Inps: l’importo aggiuntivo di dicembre, noto come Bonus Natale, e la cosiddetta quattordicesima mensilità. Si tratta di benefici economici destinati a una platea selezionata di pensionati, individuata sulla base di requisiti anagrafici e reddituali.

Bonus Natale: a chi spetta l’importo aggiuntivo

L’importo aggiuntivo di 154,94 euro, introdotto dalla Legge 23 dicembre 2000 n. 388, è riconosciuto ai titolari di pensioni di basso importo. L’erogazione avviene generalmente nel mese di dicembre.

Il beneficio spetta a chi percepisce una pensione annua compresa tra 7.844,20 euro e 7.999,14 euro, a condizione che siano rispettati specifici limiti di reddito:

reddito personale non superiore a 11.766,30 euro;

reddito familiare, in caso di coniugio, non superiore a 23.532,60 euro.

Sono escluse le prestazioni che non hanno natura pensionistica. Secondo i dati Inps, a dicembre 2025 il Bonus Natale è stato erogato a oltre 400 mila pensionati.

Quattordicesima: requisiti e importi

La quattordicesima mensilità è un’ulteriore somma aggiuntiva riconosciuta ai pensionati che abbiano compiuto almeno 64 anni di età e rientrino in determinati limiti di reddito personale. Viene corrisposta in un’unica soluzione, solitamente nel mese di luglio, ma in alcuni casi può essere accreditata anche a dicembre.

Nel 2025 la quattordicesima ha interessato circa 149 mila pensionati, secondo le comunicazioni ufficiali dell’Inps.

Rivalutazione delle pensioni nel 2026

Un altro capitolo rilevante riguarda la rivalutazione degli assegni pensionistici. Con il decreto pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 277 del 28 novembre 2025, è stata fissata la percentuale di variazione per il calcolo della perequazione.

Dal 1° gennaio 2026 la rivalutazione sarà pari a +1,4%, salvo eventuali conguagli negli anni successivi. Per il 2025, invece, la rivalutazione definitiva si attesta allo 0,8%, in linea con il dato provvisorio, senza necessità di correzioni.

Le pensioni pari o inferiori al trattamento minimo beneficeranno nel 2026 di un incremento aggiuntivo dell’1,3%, portando l’importo mensile a 619,8 euro. Di conseguenza, anche l’assegno sociale – destinato a chi ha almeno 67 anni e versa in condizioni di bisogno economico – salirà a 546,23 euro mensili, per un totale annuo di 7.100,99 euro.

Perequazione: le fasce di rivalutazione

L’Inps ha chiarito che nel 2026 la rivalutazione seguirà un meccanismo differenziato per fasce di reddito:

rivalutazione al 100% dell’inflazione (+1,4%) per pensioni fino a quattro volte il trattamento minimo, ossia fino a 2.413,60 euro lordi;

rivalutazione al 90% dell’inflazione (+1,26%) per pensioni tra quattro e cinque volte il minimo, da 2.413,61 a 3.017,00 euro lordi;

rivalutazione al 75% dell’inflazione (+1,05%) per pensioni superiori a cinque volte il trattamento minimo, oltre i 3.017,01 euro lordi.

In attesa di una riforma strutturale condivisa, bonus e rivalutazioni restano dunque i principali strumenti di sostegno al reddito dei pensionati, in un contesto economico e politico ancora segnato da forti divergenze.

Segui il Fatto Vesuviano