Embrione sbagliato, donna partorisce la figlia biologica di altri

I primi dubbi sono emersi quando ai genitori è stato comunicato il gruppo sanguigno della neonata

A cura di Redazione
13 agosto 2026 20:00
Embrione sbagliato, donna partorisce la figlia biologica di altri -
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«Quando abbiamo scoperto lo scambio di embrioni siamo entrati in un vortice di emozioni. Ci siamo chiesti se i nostri embrioni fossero stati impiantati a un’altra coppia». È il racconto di un uomo di 41 anni che, insieme alla moglie di 36, si trova al centro di una vicenda dai risvolti umani e giudiziari delicatissimi. La coppia si era rivolta all’ospedale San Paolo di Napoli per sottoporsi a un percorso di fecondazione in vitro e provare ad avere un secondo figlio. I due avevano cinque embrioni congelati e avevano scelto di utilizzarne uno. Il 3 giugno 2025 è nata una bambina, ma quello che avrebbe dovuto essere il momento della più grande felicità si è trasformato successivamente in un dramma familiare.

I primi dubbi sono emersi quando ai genitori è stato comunicato il gruppo sanguigno della neonata. Un dato che non risultava compatibile né con quello della madre né con quello del padre. Da quel momento sono iniziati gli accertamenti per comprendere cosa fosse realmente accaduto.

Gli approfondimenti diagnostici hanno portato al test del Dna, che avrebbe confermato i sospetti: la bambina non è biologicamente figlia della coppia. Una scoperta che ha aperto una serie di interrogativi ancora senza risposta e che, soprattutto, ha fatto sorgere nei genitori il timore che il loro embrione possa essere stato impiantato nella donna sbagliata.

«Ciò che ci tormenta è l’idea che possa esistere da qualche parte un nostro figlio biologico», racconta il 41enne, sintetizzando la paura più profonda che accompagna la coppia da quando è emersa la verità.

La denuncia alla Procura

Nel luglio dello scorso anno i due genitori hanno deciso di rivolgersi alla magistratura, presentando una denuncia alla Procura di Napoli. Dall’esposto è scaturito un fascicolo d’indagine, tuttora pendente, per l’ipotesi di lesioni colpose.

Gli accertamenti sono stati affidati ai Nas di Napoli, che hanno effettuato verifiche nel centro di procreazione medicalmente assistita dell’ospedale di Fuorigrotta. Le attività investigative sono state svolte su delega della pm Stella Castaldo, della sezione Lavoro e Colpe Professionali, coordinata dal procuratore aggiunto Antonio Ricci.

L’ipotesi indicata nell’esposto è che lo scambio possa essere avvenuto proprio durante le procedure di fecondazione assistita. Se questa ricostruzione fosse confermata, gli embrioni di una coppia potrebbero essere stati trasferiti a un’altra donna e viceversa, aprendo uno scenario estremamente complesso per tutte le persone coinvolte.

Il nodo centrale dell’inchiesta è quindi stabilire quando e come possa essere avvenuto l’eventuale errore e se esistano altre gravidanze o altri bambini coinvolti nella vicenda.

«Abbiamo riconosciuto la bambina e intendiamo crescerla»

Nonostante lo shock e le domande ancora aperte sulla propria origine biologica, la coppia ha scelto di riconoscere la bambina e di crescerla.

Una decisione che aggiunge un ulteriore elemento umano a una vicenda già estremamente delicata: da una parte il legame costruito con la neonata, diventata figlia della coppia nella quotidianità e negli affetti; dall’altra il dubbio sulla possibile esistenza di un figlio biologico nato da un altro embrione e cresciuto da un’altra famiglia.

«Siamo passati dallo scambio in culla a quello nell’utero», ha commentato l’avvocato Petruzzi, legale della coppia, sottolineando la particolarità e la gravità della situazione. Secondo il legale, inoltre, ci sarebbe un danno psicologico che dovrà essere valutato e quantificato.

La vicenda resta ora nelle mani degli investigatori, chiamati a ricostruire ogni passaggio della procedura di procreazione medicalmente assistita. Saranno gli accertamenti a stabilire se vi sia stato effettivamente uno scambio di embrioni, come ipotizzato dai genitori, e soprattutto se altre coppie possano essere state coinvolte.

Nel frattempo, per la famiglia, resta una domanda che va ben oltre gli aspetti giudiziari: capire quale sia l’origine biologica della bambina e se, da qualche parte, possa davvero esserci un figlio nato dal loro patrimonio genetico.

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