Un intervento vascolare si conclude con l'amputazione della gamba

La vicenda ha avuto un forte impatto anche sul piano personale e professionale

A cura di Redazione
30 aprile 2026 19:00
Un intervento vascolare si conclude con l'amputazione della gamba -
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Un percorso clinico iniziato con un intervento vascolare si è trasformato in una grave complicanza sanitaria e in una lunga vicenda giudiziaria che ora è al vaglio del tribunale civile. Il protagonista è un camionista sessantenne della bassa Sabina, ricoverato inizialmente all’ospedale “San Camillo de Lellis” di Rieti per un’angioplastica alla gamba sinistra, necessaria a causa di un’ostruzione dell’arteria femorale dovuta a trombi. L’operazione, eseguita nel novembre 2023, non aveva presentato criticità immediate.

Successivamente, a distanza di mesi, le condizioni cliniche hanno imposto un nuovo intervento chirurgico con applicazione di un bypass. È in questa fase che il quadro si sarebbe aggravato rapidamente: dopo il ricovero in terapia intensiva, il paziente ha sviluppato una grave ischemia dell’arto, accompagnata da complicazioni sistemiche che hanno coinvolto polmoni, fegato e apparato cardiaco.

In tale contesto i medici, con il consenso dei familiari, hanno proceduto all’amputazione del piede sinistro per tentare di contenere il peggioramento generale. Tuttavia, secondo quanto ricostruito nella documentazione presentata in sede legale, la situazione sarebbe ulteriormente precipitata a causa dell’insorgenza di un’infezione ospedaliera, indicata come compatibile con un batterio resistente.

Il processo infettivo non sarebbe stato contenuto dalla terapia antibiotica, rendendo necessario un ulteriore intervento demolitivo, con amputazione più alta dell’arto fino alla coscia. Dopo circa diciotto giorni di degenza a Rieti, la famiglia ha deciso il trasferimento del paziente al policlinico Gemelli di Roma, dove sono state effettuate ulteriori procedure di bonifica del moncone e di trattamento della necrosi, oltre al contenimento dell’infezione.

La vicenda ha avuto un forte impatto anche sul piano personale e professionale: l’uomo, socio di una ditta di trasporto latte, è stato dichiarato inabile al lavoro e la società è stata successivamente sciolta. Attualmente vive una condizione di invalidità totale, con necessità di assistenza continua anche nelle attività quotidiane.

Sul piano giudiziario è stato avviato un procedimento civile contro l’Azienda ospedaliera di Rieti, chiamata in causa per responsabilità contrattuale. La richiesta di risarcimento, quantificata in circa due milioni di euro, riguarda danni patrimoniali, biologici, estetici e psicologici, come indicato nel ricorso depositato dalla difesa.

La causa è supportata da consulenze medico-legali e relazioni specialistiche che evidenzierebbero, secondo la parte attrice, una gestione clinica ritenuta non adeguata e l’eventuale prevedibilità dell’infezione sviluppatasi nel decorso post-operatorio. Fallito il tentativo di mediazione, il procedimento è ora in attesa della prima udienza, nella quale potranno essere disposte eventuali perizie d’ufficio per chiarire le responsabilità.

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