Rapina in banca, ipotesi finto cliente tra gli ostaggi
il gruppo sarebbe riuscito ad abbattere il cancello di accesso e a raggiungere le aree più sensibili della banca grazie a indicazioni precise
Proseguono senza sosta le indagini dei carabinieri del Comando provinciale di Napoli sulla rapina messa a segno nella filiale della Crédit Agricole in piazza Medaglie d’Oro, dove giovedì scorso un commando organizzato ha portato via circa 40 cassette di sicurezza.
Gli investigatori stanno concentrando l’attenzione sulla possibile presenza di una “talpa” o basista, una figura insospettabile che avrebbe fornito ai rapinatori informazioni dettagliate sugli accessi al caveau, sugli orari della banca e sulla struttura interna dell’istituto.
Secondo quanto ricostruito, il gruppo sarebbe riuscito ad abbattere il cancello di accesso e a raggiungere le aree più sensibili della banca grazie a indicazioni precise. Una volta all’interno, i malviventi avrebbero divelto le cassette di sicurezza con attrezzi da scasso, per poi darsi alla fuga attraverso un percorso sotterraneo studiato nei dettagli.
Gli inquirenti non escludono che il basista possa essere un cliente della banca con cassetta di sicurezza, quindi qualcuno che avrebbe avuto accesso diretto agli ambienti del caveau. Una presenza che gli avrebbe permesso di memorizzare spazi, percorsi e possibili vulnerabilità da trasmettere ai complici.
Più remota, ma comunque al vaglio, l’ipotesi di un coinvolgimento interno all’istituto bancario: una pista che, al momento, non trova riscontri concreti, anche perché l’archivio elettronico non contiene informazioni sui contenuti delle cassette di sicurezza.
La ricostruzione della fuga ha permesso di delineare un’azione estremamente complessa e organizzata. I rapinatori, almeno una decina complessivamente, avrebbero utilizzato un sistema di cunicoli fognari per arrivare in un magazzino adiacente alla banca, da cui sarebbero poi sbucati all’interno dell’edificio praticando un foro nel pavimento.
Almeno cinque sarebbero stati gli uomini incaricati di operare nel sottosuolo, mentre altri tre sarebbero entrati dalla porta principale indossando tute e maschere e armati di pistole sceniche, probabilmente utilizzate per evitare l’attivazione dei sistemi di sicurezza.
Una volta dentro, il commando avrebbe immobilizzato dipendenti e clienti presenti, sequestrandoli per circa 35 minuti e chiudendoli in un ufficio senza ricorrere a violenza fisica. Nessuno dei presenti ha riportato ferite.
Le indagini proseguono ora per individuare eventuali complici e ricostruire la rete logistica che ha permesso un colpo considerato dagli investigatori altamente pianificato e realizzato con precisione quasi chirurgica.