Pesce chirurgo avvistato nel mare italiano: "Non toccatelo"
Ha due spine ossee retrattili estremamente affilate simili a bisturi
Un nuovo segnale dei cambiamenti in atto nel Mediterraneo arriva direttamente dall’Adriatico, dove è stata documentata la presenza di un ospite tanto insolito quanto potenzialmente pericoloso: il Acanthurus monroviae, specie tropicale originaria delle acque calde dell’Atlantico orientale, in particolare lungo le coste della Liberia.
Secondo recenti studi condotti da un team di ricercatori croati – tra cui Jakov Dulčić, Pero Ugarković, Jure Miočić-Stošić e Pero Tutman – e pubblicati sulla piattaforma Reabic, la specie si è ormai stabilita nelle acque della Croazia, dopo aver risalito il Mediterraneo.
Un pesce affascinante ma armato
Il nome comune di “pesce chirurgo” non è casuale. Questo animale è infatti dotato, alla base della coda, di due spine ossee retrattili estremamente affilate, simili a bisturi, che utilizza per difendersi con rapidi movimenti a frusta.
Può raggiungere dimensioni considerevoli per la sua categoria: fino a 48 centimetri di lunghezza e circa 500 grammi di peso. Il corpo, dalla forma ellittica, presenta una colorazione brunastra attraversata da circa venti linee longitudinali gialle e blu-violacee. Due macchie gialle ben visibili sui fianchi segnalano la presenza delle spine caudali, una sorta di “avvertimento naturale” per eventuali predatori.
I primi avvistamenti e i rischi
Il primo esemplare è stato osservato il 2 giugno 2024 a Kostrena, nel Golfo del Quarnero, a una profondità molto bassa (tra i 3 e i 5 metri), segno di una possibile adattabilità anche ad ambienti costieri frequentati dall’uomo.
A lanciare l’allarme è stato anche Cataldo Pierri, docente dell’Università di Bari, che invita alla massima prudenza: il pesce, pur non essendo particolarmente aggressivo, può provocare ferite profonde e nette. Le spine, infatti, possono causare tagli che tendono a infettarsi facilmente, rappresentando un rischio sia per i sub che per i pescatori.
Attenzione anche dopo la cattura: trattandosi di una specie commestibile, viene spesso maneggiata, ma le “lamette” restano pericolose anche quando l’animale è morto.
Un segnale del cambiamento climatico
La presenza stabile del pesce chirurgo di Monrovia non sarebbe legata a introduzioni artificiali, ma a una vera migrazione naturale attraverso il Canale d'Otranto.
Gli esperti parlano di “meridionalizzazione” del mare: l’aumento delle temperature sta rendendo l’Adriatico sempre più simile a un ambiente tropicale, favorendo la diffusione di specie tipiche di latitudini più calde.
Dal punto di vista ecologico, al momento l’impatto appare contenuto: il pesce si nutre principalmente di alghe e compete soprattutto con la Sarpa salpa. Tuttavia, la sua presenza rappresenta un ulteriore tassello di una trasformazione più ampia dell’ecosistema marino.
Oggi, infatti, nel Mediterraneo sono presenti solo 7 specie della famiglia degli Acanturidi (che include pesci chirurgo e pesci unicorno), su un totale di 84 conosciute a livello globale: un dato che rende ogni nuovo arrivo particolarmente significativo per comprendere l’evoluzione dei nostri mari.