Insulta i vigili su TikTok e viene denunciato

I rappresentanti di CSA e CGIL hanno infatti presentato un esposto definendo i contenuti diffusi “gravemente lesivi”

A cura di Redazione
18 aprile 2026 08:30
Insulta i vigili su TikTok e viene denunciato -
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Un video diventato virale sui social si trasforma in un caso giudiziario e sindacale, riportando al centro il delicato equilibrio tra libertà di espressione e tutela dell’immagine delle istituzioni. È quanto accaduto nei giorni scorsi a Fuorigrotta, dove un giovane è stato denunciato dopo aver pubblicato su TikTok alcuni filmati in cui insultava agenti della Polizia Locale impegnati in servizio.

Secondo quanto ricostruito, il ragazzo avrebbe ripreso con il cellulare una pattuglia della municipale ferma in strada per un presidio fisso, accusando gli operatori di essere inattivi e apostrofandoli con epiteti offensivi. Il video, successivamente pubblicato online, avrebbe ottenuto ampia visibilità. La scena si sarebbe poi ripetuta il giorno seguente: stesso luogo, ma questa volta con un agente appiedato. Anche in quel caso, il giovane avrebbe registrato e diffuso nuove immagini accompagnate da insulti.

A fronte della reiterazione del comportamento, è scattata la querela nei confronti dell’autore dei video. La vicenda ha immediatamente attirato l’attenzione delle organizzazioni sindacali, che hanno deciso di intervenire formalmente denunciando l’accaduto.

I rappresentanti di CSA e CGIL hanno infatti presentato un esposto, definendo i contenuti diffusi “gravemente lesivi” dell’immagine e dell’autorevolezza degli agenti della Polizia Locale del Comune di Napoli. Nella loro posizione, i sindacati sottolineano come la narrazione proposta nei video sia priva di fondamento e non tenga conto delle reali attività svolte dagli operatori sul territorio.

Secondo quanto evidenziato, il presidio fisso rappresenta una modalità operativa ordinaria nelle attività di controllo e prevenzione, finalizzata a garantire sicurezza e deterrenza in contesti urbani complessi. L’accusa di inattività, dunque, viene respinta come costruzione artificiosa, aggravata dalla diffusione virale dei contenuti e dai commenti degli utenti che ne sono seguiti.

Il caso apre ora anche una riflessione più ampia sull’uso dei social network e sulle conseguenze legali di contenuti ritenuti diffamatori, soprattutto quando coinvolgono dipendenti pubblici nell’esercizio delle loro funzioni. Le indagini proseguono per accertare eventuali responsabilità e valutare l’impatto concreto della diffusione dei video.

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