Erano pensione ma intascavano lo stipendio: danno da 880 mila euro
tutti avrebbero omesso di comunicare il cambiamento del proprio status alla Direzione generale per la tutela della salute
Supera gli 880mila euro il presunto danno alle casse pubbliche contestato dalla Guardia di Finanza di Napoli a quattro ex direttori generali di aziende sanitarie campane. I militari del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria, su incarico della Procura regionale della Corte dei conti per la Campania, ritengono che i dirigenti, pur essendo andati in pensione anticipata, abbiano continuato a percepire indebitamente lo stipendio legato al ruolo fino alla conclusione del mandato.
A ciascuno dei quattro è stato notificato un invito a presentare deduzioni, disposto dai vice procuratori generali Ferruccio Capalbo e Raffaella Miranda, sotto il coordinamento del procuratore Giacinto Dammicco. La normativa vigente, infatti, vieta il conferimento di incarichi dirigenziali a soggetti già in quiescenza, a meno che tali incarichi non siano svolti a titolo gratuito.
Le indagini, che riguardano il periodo compreso tra il 2022 e il 2025, hanno ricostruito le posizioni lavorative e i compensi percepiti dai quattro dirigenti dal momento del pensionamento fino alla fine dell’incarico. Secondo quanto emerso, dopo aver lasciato anticipatamente il servizio, avrebbero continuato a incassare sia la pensione sia la retribuzione dirigenziale.
Inoltre, tutti avrebbero omesso di comunicare il cambiamento del proprio status alla Direzione generale per la tutela della salute e il coordinamento del sistema sanitario regionale. Tre di loro, in un primo momento, avrebbero sospeso lo stipendio al momento del pensionamento, per poi riattribuirselo successivamente — comprensivo degli arretrati — alla scadenza del mandato, senza informare gli uffici regionali competenti.