"Domenico, i cardiochirurghi vogliono lo scudo penale"
A intervenire sulla vicenda è l’avvocato Francesco Petruzzi, legale della famiglia del minore
Prosegue l’inchiesta sulla morte del piccolo Domenico Caliendo, il bambino deceduto a Napoli lo scorso 21 febbraio dopo un trapianto di cuore eseguito il 23 dicembre 2025 e non andato a buon fine. Al centro dell’indagine della Procura partenopea ci sono due cardiochirurghi, Guido Oppido ed Emma Bergonzoni, indagati per omicidio colposo in concorso e falso, in relazione a presunte modifiche della documentazione clinica.
A intervenire sulla vicenda è l’avvocato Francesco Petruzzi, legale della famiglia del minore, che contesta la strategia difensiva dei medici. Secondo il professionista, le difese starebbero tentando di far escludere dal fascicolo del giudice per le indagini preliminari una relazione redatta da Oppido il 30 dicembre scorso, ritenuta rilevante ai fini dell’accertamento dei fatti insieme al diario clinico firmato dalla Bergonzoni.
Il procedimento è attualmente nella fase degli interrogatori preventivi legati alla richiesta di misure interdittive: un primo confronto si è già svolto prima delle festività pasquali, mentre il secondo è fissato per l’8 maggio davanti al gip di Napoli Mariano Sorrentino.
Nel merito, il legale sottolinea come la relazione contestata non rientrerebbe tra gli atti interni di audit clinico disciplinati dalla normativa vigente, e quindi non sarebbe soggetta ai limiti di utilizzabilità previsti dalla legge Gelli-Bianco. Sempre secondo la parte civile, emergerebbero inoltre contraddizioni nella linea difensiva, con contestazioni su alcuni documenti clinici senza formali iniziative giudiziarie in tal senso.
La vicenda resta al vaglio dell’autorità giudiziaria, che dovrà accertare eventuali responsabilità penali e chiarire ogni aspetto legato alla gestione clinica del caso. Come previsto dalla legge, tutti gli indagati sono da considerarsi innocenti fino a eventuale sentenza definitiva.