Truffe informatiche della camorra, ingaggiato hacker

Il suo ruolo sarebbe stato centrale nella pianificazione delle attività fraudolente

A cura di Redazione
16 marzo 2026 12:00
Truffe informatiche della camorra, ingaggiato hacker -
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Un hacker di 25 anni, ritenuto vicino al clan camorristico Clan Licciardi, sarebbe stato il principale ideatore delle truffe informatiche finite al centro dell’inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli che ha portato all’arresto di 16 persone.

Il blitz, eseguito nelle ultime ore, ha colpito esponenti del Clan Mazzarella: dodici indagati sono finiti in carcere mentre per altri quattro sono stati disposti gli arresti domiciliari.

Un informatico altamente qualificato al servizio della camorra

Secondo quanto emerso dalle indagini, il giovane informatico – descritto come particolarmente esperto nel settore tecnologico – avrebbe progettato e organizzato sofisticati sistemi di truffa online utilizzati dal gruppo criminale.

Il suo ruolo sarebbe stato centrale nella pianificazione delle attività fraudolente, che sfruttavano competenze informatiche avanzate per colpire le vittime attraverso strumenti digitali.

L’accordo tra clan rivali

Un elemento ritenuto particolarmente significativo dagli investigatori riguarda la collaborazione tra due clan storicamente rivali. L’hacker, infatti, sarebbe stato inizialmente legato ai Licciardi, ma il clan avrebbe autorizzato i Mazzarella ad avvalersi delle sue competenze.

«I Licciardi hanno autorizzato i Mazzarella a utilizzare questa persona. Questo ci fa comprendere le dinamiche che possono crearsi in periodi di relativa pace tra clan generalmente contrapposti», ha spiegato il procuratore aggiunto della DDA di Napoli Sergio Amato durante una conferenza stampa.

All’incontro con i giornalisti ha partecipato anche il procuratore di Napoli Nicola Gratteri.

Le indagini della DDA

L’operazione rappresenta uno degli ultimi sviluppi delle indagini della magistratura napoletana sulle nuove strategie della criminalità organizzata, sempre più orientata verso attività illegali nel mondo digitale.

Secondo gli investigatori, le competenze informatiche del giovane hacker avrebbero consentito al clan di strutturare un sistema di truffe online particolarmente sofisticato e difficile da individuare.

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