Svuotavano conto correnti per contro dei Casalesi: in 26 nei guai
Le indagini hanno permesso di ricostruire un articolato sistema criminale
Un’organizzazione criminale specializzata in frodi informatiche e riciclaggio è stata smantellata dalla Guardia di Finanza al termine di una complessa indagine coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli. Due imprenditori originari del Casertano sono stati arrestati e portati in carcere su ordine del giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Napoli.
I due indagati operano nel settore del commercio di automobili e risultano domiciliati tra l’Italia e la Spagna.
L’operazione della Guardia di Finanza
L’ordinanza cautelare è stata eseguita dai militari del Nucleo speciale Polizia valutaria della Guardia di Finanza con il supporto dei finanzieri dei comandi provinciali di Caserta e Milano.
Oltre ai due arrestati, risultano indagate altre 24 persone che, secondo gli investigatori, farebbero parte di un’associazione per delinquere dedita a:
frodi informatiche
riciclaggio
autoriciclaggio
Per sei degli indagati è stata contestata anche l’aggravante di aver agito per agevolare il Clan dei Casalesi.
Il sistema per svuotare i conti correnti
Le indagini hanno permesso di ricostruire un articolato sistema criminale attivo tra Italia e Spagna, finalizzato a sottrarre denaro dai conti correnti di ignari correntisti.
Il gruppo riusciva ad accedere ai sistemi informatici bancari e a ottenere dati sensibili delle vittime utilizzando diverse tecniche di truffa online:
phishing, attraverso email fraudolente
smishing, tramite messaggi SMS ingannevoli
vishing, con telefonate in cui i truffatori si fingevano operatori bancari
Secondo gli investigatori, il denaro sottratto veniva poi trasferito su conti correnti riconducibili all’organizzazione e, almeno in parte, sarebbe finito nelle casse del clan.
Truffe per circa 800mila euro
L’attività investigativa si è concentrata su 38 episodi di truffa ai danni di altrettante vittime italiane.
Il totale delle somme sottratte ammonterebbe a circa 800mila euro.
Le tecniche utilizzate dai truffatori
Gli investigatori hanno individuato due principali modalità operative utilizzate dall’organizzazione.
Il falso messaggio della banca
Nel primo schema, il più diffuso, la vittima riceveva un SMS o una email apparentemente inviati dal proprio istituto di credito. Nel messaggio veniva segnalata l’esecuzione di un bonifico o di un addebito sospetto.
Poco dopo, un truffatore contattava telefonicamente la vittima fingendosi un operatore del sistema antifrode della banca e la convinceva a effettuare un bonifico istantaneo verso un conto corrente controllato dall’organizzazione.
La clonazione della SIM
Il secondo metodo prevedeva la duplicazione fraudolenta della SIM telefonica associata al conto corrente della vittima.
In questo modo i criminali riuscivano a ricevere sul proprio dispositivo i codici temporanei di sicurezza (OTP) inviati via SMS dalla banca. Con questi codici accedevano all’home banking e trasferivano rapidamente il denaro verso conti correnti riconducibili al gruppo criminale.
Le indagini proseguono per ricostruire l’intera rete dell’organizzazione e individuare eventuali ulteriori responsabilità.