Maxi frode Iva nel settore informatico: 64 indagati e beni sequestrati per 32 milioni

coinvolta anche una società di Somma Vesuviana

A cura di Redazione
13 marzo 2026 15:00
Maxi frode Iva nel settore informatico: 64 indagati e beni sequestrati per 32 milioni -
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Maxi operazione contro una presunta frode fiscale internazionale nel settore informatico. Su richiesta degli uffici di Napoli e Venezia della Procura Europea, i finanzieri dei Nuclei di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Napoli e Caserta hanno eseguito un sequestro preventivo di beni per un valore superiore a 32 milioni di euro.

Il provvedimento, emesso dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Napoli, riguarda cinque società ritenute coinvolte in un articolato sistema di frode IVA cosiddetta “carosello” nel commercio di prodotti informatici ed elettronici.

Indagine su una rete con 64 indagati

L’inchiesta, avviata nel marzo 2023, avrebbe portato alla scoperta di una rete criminale composta complessivamente da 64 persone, attive principalmente nella provincia di Napoli. Gli investigatori ritengono che il gruppo fosse specializzato in frodi IVA intracomunitarie nel commercio di dispositivi elettronici e consumabili per stampanti.

Secondo quanto emerso dalle indagini, il sistema si basava sull’utilizzo di numerose società di comodo, sia italiane sia estere, spesso prive di una reale struttura imprenditoriale e formalmente intestate a prestanome.

Queste società sarebbero state utilizzate per simulare operazioni commerciali inesistenti e generare indebiti vantaggi fiscali attraverso un complesso meccanismo di fatturazioni fittizie.

Coinvolti diversi Paesi europei

Le indagini avrebbero individuato collegamenti con società registrate in diversi Paesi dell’Unione Europea, tra cui Paesi Bassi, Germania, Romania e Ungheria. Queste strutture sarebbero state utilizzate per avviare e sostenere operazioni commerciali fittizie e rendere più difficile la ricostruzione dei flussi finanziari.

Nel corso dell’indagine sono state individuate fatture per operazioni inesistenti per un valore complessivo superiore a 500 milioni di euro. Attraverso tali documenti contabili sarebbero stati creati crediti IVA fittizi, utilizzati per ridurre artificialmente il carico fiscale delle società coinvolte.

Gli investigatori ritengono inoltre che in molti casi i beni oggetto delle transazioni non siano mai stati realmente movimentati, restando negli stessi depositi logistici mentre venivano registrati numerosi passaggi fittizi tra le aziende.

Sequestri anche a Somma Vesuviana

Sulla base degli elementi raccolti, il giudice ha disposto il sequestro preventivo delle partecipazioni societarie di cinque aziende ritenute coinvolte nello schema fraudolento, oltre a quattro complessi aziendali.

Tra i beni sequestrati figura anche un capannone industriale situato a Somma Vesuviana, oltre ad altri asset riconducibili agli indagati, per un valore complessivo superiore a 32 milioni di euro.

Le indagini proseguono per ricostruire nel dettaglio il funzionamento della presunta rete di frode e accertare le responsabilità delle persone coinvolte.

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