Latitante preso negli Usa, la nuova moglie non sapeva nulla: "Un incubo"

La donna contesta con decisione l’immagine emersa nelle ricostruzioni investigative

A cura di Redazione
17 marzo 2026 13:00
Latitante preso negli Usa, la nuova moglie non sapeva nulla: "Un incubo" -
Condividi

“In queste ore stiamo vivendo un incubo”. Con queste parole Carina Petrillo interviene pubblicamente sulla vicenda che coinvolge il marito Carlo Petrillo, arrestato negli Stati Uniti lo scorso dicembre ed estradato in Italia nei giorni scorsi.

La donna, attraverso una nota diffusa dai suoi legali, gli avvocati Salvatore del Giudice e Raffaella Lauricella, racconta il momento difficile che la famiglia sta attraversando dopo la diffusione delle notizie sul caso.

“Una vita costruita negli Stati Uniti”

Carina Petrillo, cittadina americana, ripercorre la storia della coppia spiegando che il marito si sarebbe trasferito negli Stati Uniti nel 2008, prima della condanna di cui si parla oggi. I due si sono sposati l’anno successivo e hanno costruito insieme una famiglia con cinque figli, tutti cittadini americani.

“Carlo non si è mai nascosto – afferma – ha sempre vissuto con il suo nome e cognome, lavorando nella ristorazione fino a diventare imprenditore”. Secondo il racconto della moglie, la loro vita negli Stati Uniti sarebbe stata improntata su lavoro, sacrifici e integrazione nella comunità locale.

“Accuse ingiuste, faremo ricorso”

La donna contesta con decisione l’immagine emersa nelle ricostruzioni investigative: “Leggere che Carlo sarebbe un latitante o un mafioso è ingiusto. Non lo è mai stato”.

Gli avvocati hanno annunciato ricorsi nelle sedi giudiziarie competenti, sia in Italia che in Europa, con l’obiettivo di far emergere – secondo la famiglia – la verità dei fatti.

L’appello per i figli

Nel messaggio, Carina Petrillo lancia anche un appello al rispetto della privacy, soprattutto per i figli, arrivati in Italia per stare accanto al padre in questo momento delicato.

“Chiediamo solo serenità per affrontare tutto questo – conclude – lasciamo che a parlare siano i tribunali e le leggi”.

La vicenda resta ora nelle mani della magistratura, chiamata a chiarire le responsabilità e a valutare le posizioni alla luce degli atti processuali.

Segui il Fatto Vesuviano