"Il cuore era intatto", ecco cosa c'era nel verbale su Domenico
Il cardiochirurgo aggiunse inoltre che avrebbe richiesto personalmente un riscontro autoptico
Emergono nuovi dettagli sulla vicenda del piccolo Domenico, il bimbo di 2 anni e 4 mesi deceduto il 21 febbraio scorso dopo sessanta giorni di ricovero all’ospedale Ospedale Monaldi di Napoli. Nella relazione di 295 pagine redatta dalla Regione Campania sono riportate le dichiarazioni rese dal cardiochirurgo Guido Oppido sette giorni dopo il trapianto di cuore effettuato il 23 dicembre.
Le dichiarazioni del primario dopo l’intervento
Il 30 dicembre, nel corso di una riunione urgente con il management dell’ospedale, Oppido – all’epoca primario del reparto trapianti pediatrici – si disse “fermamente convinto della bontà degli atti chirurgici”. Nel verbale si legge che il medico definì il cuore prelevato “perfettamente prelevato e integro” e assicurò che il trapianto “non perde sangue in nessuna anastomosi”.
Il cardiochirurgo aggiunse inoltre che avrebbe richiesto personalmente un riscontro autoptico “qualora si verificasse l’exitus”, a tutela della propria reputazione professionale. Successivamente, nei mesi di gennaio e febbraio, lo stesso Oppido produsse ulteriori audit e relazioni di approfondimento, oltre a una dettagliata comunicazione interna trasmessa all’ospedale all’inizio dell’anno.
Il cuore prelevato a Bolzano e l’ipotesi sulla conservazione
Il trapianto, però, non ebbe l’esito sperato. Il cuore prelevato a Bolzano non ripartì correttamente e il bambino fu collegato all’Ecmo, il macchinario che supporta la funzione cardiocircolatoria, al quale rimase attaccato per due mesi. Secondo quanto ricostruito, l’organo si sarebbe deteriorato, probabilmente a causa di una conservazione non adeguata: si parla dell’utilizzo di ghiaccio secco invece del ghiaccio tradizionale.
Nel verbale della riunione del 30 dicembre si fa riferimento a “incidenti di percorso” avvenuti durante la fase di prelievo. In particolare, viene riportato che, per mancanza di ghiaccio in sala operatoria a Bolzano, la chirurga responsabile dell’équipe di prelievo avrebbe richiesto ulteriore ghiaccio. A causa della concitazione e dei tempi stretti legati all’ischemia dell’organo e al lungo viaggio di rientro, non sarebbe stato verificato materialmente chi avesse riempito il contenitore destinato alla conservazione del cuore.
Nonostante tali circostanze, Oppido ribadì in quella sede la correttezza dell’operato chirurgico.
La posizione della direzione sanitaria
La riunione del 30 dicembre fu convocata dal management del Monaldi dopo le prime informazioni informali sulle condizioni del bambino. Nel verbale si evidenziano apparenti contraddizioni tra la comunicazione iniziale – “intervento riuscito ma paziente esce in Ecmo dalla sala operatoria”, eventualità non rara nei trapianti – e le voci interne che parlavano di possibili criticità.
La direttrice generale, Anna Iervolino, espresse “profondo dispiacere” per quanto accaduto e sottolineò la necessità di segnalare l’episodio come possibile evento sentinella. Chiese inoltre una relazione scritta dettagliata per valutare eventuali provvedimenti e di essere costantemente aggiornata sulle condizioni del bambino.
La reazione della madre
Le dichiarazioni rese dal primario in quella riunione sono oggi oggetto di forte contestazione da parte della famiglia. Patrizia Mercolino, madre del piccolo Domenico, attraverso una nota diffusa dal suo legale, l’avvocato Francesco Petruzzi, ha espresso “sconcerto” per quanto emerso dalla relazione ispettiva del 16 febbraio.