Il cardio chirurgo di Domenico: "Sono anche io una vittima"
Il medico ha respinto ogni accusa, dichiarando di aver agito correttamente
Nuovi sviluppi sul caso della morte di Domenico Caliendo, il bambino che avrebbe dovuto ricevere un trapianto di cuore e deceduto dopo un intervento segnato da gravi criticità nel trasporto dell’organo. Al centro della vicenda c’è l’ipotesi che il cuore destinato al piccolo sia stato danneggiato a causa dell’utilizzo di ghiaccio secco invece del ghiaccio tradizionale durante il trasferimento.
Il chirurgo Guido Oppido rompe il silenzio
Nel corso della trasmissione Lo stato delle cose, condotta da Massimo Giletti e in onda su Rai 3, il cardiochirurgo Guido Oppido, responsabile dell’intervento, è stato intercettato da un giornalista all’esterno della propria abitazione.
Il medico ha respinto ogni accusa, dichiarando di aver agito correttamente: «Ho fatto tutto quello che dovevo fare, e anche bene. Non merito di essere trattato così». Oppido ha sottolineato il proprio impegno professionale, ricordando gli undici anni dedicati alla cardiochirurgia pediatrica in Campania e le migliaia di interventi effettuati.
In merito alla gestione dell’intervento e alla comunicazione dell’“ok cuore” ricevuta da Bolzano, il chirurgo ha evitato dettagli pubblici, rimandando ogni chiarimento alle sedi giudiziarie: «Di tutte queste cose parleremo con i giudici». Si è poi definito «la vittima» di un sistema che, a suo dire, lo starebbe esponendo a un giudizio mediatico prematuro.
Le criticità in sala operatoria
Secondo la ricostruzione fornita da due operatrici presenti in sala, il clamping dell’aorta sarebbe stato effettuato prima dell’arrivo del cuore destinato al trapianto. Un elemento che, se confermato, rappresenterebbe un passaggio delicato nella dinamica dei fatti.
Oppido ha inoltre sollevato il nodo del trasporto dell’organo: «Qualcuno ha messo il ghiaccio secco al posto del ghiaccio normale. Io ne ho colpa?». L’eventuale utilizzo di ghiaccio secco, non conforme ai protocolli standard per la conservazione degli organi, è uno dei punti centrali dell’indagine.
Il dolore della famiglia
Intanto, resta il dolore della famiglia di Domenico. Il padre del bambino ha ricordato pubblicamente il figlio, soffermandosi sui momenti quotidiani condivisi: «Il sorriso di mio figlio è ciò che ricorderò. Mi mancherà tutto. Era bello come la mamma. Quando la mattina andavo a lavorare dormiva con lei, mi aspettava, mi salutava e poi si riaddormentava».
Il genitore ha raccontato di aver avuto una sensazione negativa prima dell’intervento, un timore che aveva confidato alla moglie. È stata la madre a trovare la forza di spiegare l’accaduto agli altri figli, mentre il padre ha ammesso di non aver avuto il coraggio di farlo.