Alga fa diventare rosa il Lago d'Averno

Il riscaldamento globale può amplificare e anticipare questo fenomeno

A cura di Redazione
08 marzo 2026 16:00
Alga fa diventare rosa il Lago d'Averno -
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Le acque del lago d’Averno, nei Campi Flegrei, si sono recentemente colorate di rosso, attirando l’attenzione di studiosi e residenti. Il fenomeno, osservato e analizzato dalla Stazione Zoologica Anton Dohrn di Napoli, è attribuito alla proliferazione del cianobatterio planctonico Planktothrix rubescens, che in determinate condizioni ambientali risale in superficie, conferendo al bacino lacustre la tonalità rossastra.

Il lago, di origine vulcanica e esteso per 151 ettari, non si tinge quindi di rosso per motivi legati alla sismicità locale, né per la tradizionale leggenda che lo identificava come la porta degli Inferi nell’antichità, ma a causa della presenza di queste particolari alghe. I filamenti rossi di Planktothrix rubescens contengono vescicole gassose che ne consentono il galleggiamento e, quando l’acqua si riscalda in primavera e le correnti verticali diminuiscono, l’organismo coloniale emerge in superficie, creando il caratteristico colore che richiama il Pantone Burgundy.

La proliferazione di queste alghe può avere conseguenze importanti sull’ecosistema: recentemente sono stati segnalati episodi di mortalità tra gli uccelli acquatici che frequentano il lago. Gli studiosi sottolineano che eventi simili sono documentati in Europa centrale fin dal XV secolo, dove i colori rossi dei laghi erano spesso legati a leggende o interpretazioni mitiche, ma oggi la causa scientifica è nota e collegata alla fotosintesi e alla capacità di galleggiamento di Planktothrix.

Il riscaldamento globale può amplificare e anticipare questo fenomeno, aumentando la concentrazione delle alghe e potenzialmente influenzando le attività economiche e ricreative legate ai laghi. Gli esperti della Stazione Zoologica suggeriscono pertanto un monitoraggio costante di questo organismo anche nell’Italia meridionale, dove la sua diffusione appare in crescita da oltre un decennio, per valutare eventuali rischi ambientali e gestire la salvaguardia della fauna e delle risorse acquatiche.

L’evento osservato a d’Averno si inserisce così in un contesto di attenzione crescente verso gli effetti dei cambiamenti climatici sugli ecosistemi lacustri, ricordando come fenomeni naturali apparentemente suggestivi possano avere implicazioni concrete sulla salute dell’ambiente e delle comunità locali.

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