Trapianto al Monaldi: "Quando è arrivato il cuore era un blocco di ghiaccio"
Dopo circa tre ore, i medici hanno attivato l’ECMO, il sistema di ossigenazione extracorporea
«All’apertura del contenitore termico risultava impossibile estrarre il secchiello contenente il cuore, completamente inglobato in un blocco di ghiaccio». È uno dei passaggi contenuti nei verbali dell’audit interno dell’Ospedale Monaldi, che certificano il danneggiamento dell’organo destinato a un bambino in attesa di trapianto.
Secondo quanto riportato da La Repubblica, il documento ricostruisce nel dettaglio le fasi del trasporto e i momenti concitati in sala operatoria.
Organo congelato e decisione di procedere
Il cuore sarebbe arrivato in condizioni compromesse a causa del congelamento. Tuttavia, «nonostante il forte sospetto di un grave danno da congelamento dell’organo, in assenza di alternative», e con il cuore malato del piccolo già espiantato, l’équipe avrebbe deciso di procedere comunque con l’impianto nel tentativo estremo di salvargli la vita.
Il tentativo, però, non ha avuto esito positivo: il cuore non è ripartito.
Intervento con Ecmo e nuova richiesta urgente
Dopo circa tre ore, i medici hanno attivato l’ECMO, il sistema di ossigenazione extracorporea che consente di mantenere in vita il paziente sostituendo temporaneamente la funzione cardiaca e respiratoria.
Contestualmente è stata inoltrata una richiesta urgente per la disponibilità di un nuovo organo compatibile.
Il “deficit comunicativo procedurale”
Dai verbali emergerebbe anche un «deficit comunicativo procedurale». In particolare, il primario della Cardiochirurgia, Guido Oppido, avrebbe proceduto all’espianto del cuore del bambino ritenendo di aver ricevuto un via libera che, secondo quanto riportato, nessuno dei membri dell’équipe avrebbe formalmente confermato.