Torre Annunziata, processo per maltrattamenti e stalking: in aula anche video intimi della ex

Dopo la rottura, secondo l’accusa, l’imputato avrebbe installato un localizzatore sull’auto della donna

A cura di Redazione
23 febbraio 2026 11:15
Torre Annunziata, processo per maltrattamenti e stalking: in aula anche video intimi della ex -
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Secondo il capo d’imputazione, tra il 2023 e luglio 2024 l’uomo avrebbe posto in essere una serie di condotte vessatorie nei confronti della compagna, soprattutto dopo che la donna aveva manifestato l’intenzione di interrompere la relazione, anche a causa di presunti tradimenti.

Tra gli episodi contestati figurano minacce gravi — tra cui quella che la loro storia sarebbe finita con la morte di uno dei due o con il gesto di “spezzarle le mani” per impedirle di continuare il lavoro di tatuatrice — aggressioni fisiche e comportamenti persecutori.

In un’occasione, nell’ottobre 2023, l’avrebbe colpita con schiaffi e con una ciabatta, provocandole un occhio nero. In un’altra circostanza l’avrebbe chiusa in casa mentre lei cercava di andarsene con le valigie. A gennaio 2025, inoltre, l’avrebbe afferrata per un marsupio strattonandola fino a farla cadere e battere la testa contro un muro.

Dopo la rottura, secondo l’accusa, l’imputato avrebbe installato un localizzatore sull’auto della donna per monitorarne gli spostamenti, oltre a pedinarla e contattare parenti e amici tramite email e social network.

La strategia difensiva e le immagini in aula

Nel corso dell’ultima udienza ha fatto discutere la scelta dei difensori del 30enne di depositare nel fascicolo screenshot e frame estrapolati da video a contenuto erotico inviati dalla donna tra novembre e dicembre 2024. Le immagini, acquisite dallo smartphone dell’imputato tramite consulenza tecnica informatica, ritraggono la 37enne in pose intime e atti di autoerotismo.

Secondo la difesa, tali contenuti sarebbero rilevanti per valutare la credibilità e l’attendibilità della persona offesa e per ricostruire la natura del rapporto tra i due.

Di diverso avviso il legale della parte civile, l’avvocato Angelo Morreale, che ha definito il deposito delle immagini un tentativo di screditare la propria assistita, parlando di vittimizzazione secondaria e sostenendo che, qualora si fosse voluto dimostrare la prosecuzione dei rapporti tra i due in determinate date, sarebbe stato sufficiente produrre la messaggistica senza mostrare fotogrammi a contenuto sessuale.

La decisione del giudice

Il giudice monocratico, chiamato a pronunciarsi sull’ammissibilità del materiale, ha ritenuto i documenti “pertinenti” e non soggetti ad alcun divieto processuale, disponendone l’acquisizione agli atti.

Ha tuttavia invitato alla prudenza, precisando che tali elementi potranno essere valutati solo nella misura in cui risultino utili ad approfondire aspetti della vita di coppia in relazione alla natura delle accuse. Resta ferma la facoltà del giudice che emetterà la sentenza di stabilire l’effettiva rilevanza probatoria di video e chat rispetto al complesso delle prove raccolte nel processo.

Il procedimento proseguirà nelle prossime udienze di marzo 2026.

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