Lucia morta bruciata in auto, il marito ha simultato l'incidente

Determinanti sarebbero stati gli esiti dell’autopsia

A cura di Redazione
23 febbraio 2026 10:30
Lucia morta bruciata in auto, il marito ha simultato l'incidente -
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Svolta nelle indagini sulla morte di Lucia Salcone, la 47enne deceduta nella notte tra il 27 e il 28 settembre 2024 nelle campagne di San Severo.

La Polizia Stradale di San Severo e la Squadra Mobile di Foggia hanno arrestato il marito, Ciro Caliendo, 48 anni, con l’accusa di omicidio volontario premeditato. Secondo gli inquirenti, quello che inizialmente era stato presentato come un incidente stradale sarebbe stato in realtà un «incidente simulato».

L’uomo si trova in carcere da questa mattina (23 febbraio), su disposizione dell’autorità giudiziaria.

Il corpo carbonizzato e i sospetti sull’incidente

Il fatto avvenne lungo la provinciale 13, in agro di San Severo, città di residenza della coppia. L’auto su cui viaggiavano i coniugi, una Fiat 500, andò a fuoco dopo essere uscita di strada. All’interno dell’abitacolo fu trovato il corpo della donna, carbonizzato.

Fin dai primi rilievi effettuati dalla Polizia Stradale emersero incongruenze tra lo stato dei luoghi e la versione fornita dal marito, che era alla guida del veicolo ed era sopravvissuto.

L’uomo aveva raccontato che l’auto avrebbe urtato un altro veicolo proveniente dal senso opposto di marcia, finendo poi contro un albero. L’impatto avrebbe provocato la perdita di coscienza di entrambi e il successivo incendio dell’abitacolo, nel quale la donna sarebbe rimasta intrappolata.

Tuttavia, già nelle settimane successive, l’ipotesi di reato passò da omicidio stradale a omicidio volontario.

L’autopsia e la ricostruzione degli investigatori

Determinanti sarebbero stati gli esiti dell’autopsia, che avrebbero rilevato la presenza di monossido di carbonio nei polmoni della vittima. Un elemento che indicherebbe come la donna fosse ancora viva al momento del rogo.

Secondo l’accusa, prima dell’incendio il marito l’avrebbe colpita alla testa con un corpo contundente — mai ritrovato — infierendo in particolare su fronte e nuca. Successivamente avrebbe dato alle fiamme l’auto con la moglie ancora all’interno.

Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica, sono state condotte attraverso analisi di sistemi di videosorveglianza, attività tecnica e consulenze specialistiche in diversi ambiti, con l’obiettivo di verificare la credibilità del racconto fornito dall’indagato.

I possibili moventi: passionale ed economico

Gli investigatori ritengono che il delitto non sia stato un gesto improvviso, ma il risultato di una pianificazione precisa. Nell’ordinanza di custodia cautelare in carcere si parla infatti di omicidio premeditato.

Alla base del presunto delitto vi sarebbe un intreccio di moventi, tra ragioni di natura passionale ed economica.

Dopo oltre nove mesi di attività investigativa, la ricostruzione accusatoria avrebbe delineato le fasi antecedenti e preparatorie del delitto, oltre ai comportamenti successivi messi in atto per simulare l’incidente.

L’inchiesta prosegue per ulteriori approfondimenti, mentre l’indagato resta a disposizione dell’autorità giudiziaria.

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