La rabbia dei medici austriaci: "Avevamo il ghiaccio per il cuore ma nessuno lo ha chiesto"
Nuovi elementi emergono nell’inchiesta sulla morte del piccolo Domenico
Nuovi elementi emergono nell’inchiesta sulla morte del piccolo Domenico, il bimbo di due anni deceduto dopo il trapianto di cuore eseguito al Ospedale Monaldi. Secondo quanto riferito agli inquirenti dai medici della Clinica universitaria di Innsbruck, presenti in sala operatoria a Bolzano durante il prelievo dell’organo, la squadra austriaca disponeva di ghiaccio sterile e non sterile in quantità sufficiente, ma nessuno dell’équipe italiana ne avrebbe fatto richiesta.
Le difficoltà di comunicazione in sala operatoria
I tre sanitari austriaci sono stati ascoltati come persone informate sui fatti. Dalle loro testimonianze emergerebbero problemi di comunicazione tra le due équipe, che avrebbero interagito in inglese, prevalentemente tramite il più giovane dei chirurghi italiani.
Durante espianti complessi, come quelli multiorgano, la direzione operativa spetta al team responsabile dell’organo più vitale. In questo caso, la responsabilità della conduzione spettava all’équipe napoletana incaricata del prelievo del cuore.
Uno dei momenti più critici si sarebbe verificato durante la fase di drenaggio: a causa di un’incisione giudicata insufficiente, si sarebbe rischiata una congestione non solo del cuore ma anche degli altri organi. Il clima in sala operatoria è stato descritto come “teso”.
I medici austriaci avrebbero invitato più volte la chirurga italiana ad ampliare il taglio. Non ottenendo risposta, il primario austriaco sarebbe intervenuto direttamente per garantire un drenaggio adeguato. Dopo quell’intervento, l’espianto sarebbe proseguito senza ulteriori criticità.
Il nodo del ghiaccio e il trasporto dell’organo
Un altro passaggio centrale riguarda la conservazione del cuore.
La squadra di Innsbruck aveva portato con sé:
ghiaccio sterile;
ghiaccio triturato non sterile per il confezionamento;
sacchetti sterili;
un box di trasporto idoneo.
Secondo quanto dichiarato, l’équipe italiana non disponeva di ghiaccio sufficiente, ma non avrebbe chiesto supporto ai colleghi austriaci. La comunicazione, limitata dalla barriera linguistica, non avrebbe consentito di colmare la carenza.
In questo contesto si sarebbe verificato l’errore legato all’utilizzo di ghiaccio secco, che avrebbe compromesso l’organo danneggiandolo irreversibilmente.
Indagini in corso
Gli inquirenti stanno ricostruendo l’intera catena decisionale e organizzativa per accertare eventuali responsabilità. Le testimonianze raccolte delineano un quadro complesso, segnato da criticità operative e problemi di coordinamento tra le due squadre mediche coinvolte.