Isee acquisito d'ufficio, ecco cosa cambia

Gli enti pubblici possono infatti recuperare direttamente i dati attraverso i sistemi di interoperabilità

A cura di Redazione
24 febbraio 2026 08:30
Isee acquisito d'ufficio, ecco cosa cambia -
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Da gennaio è entrata in vigore una novità destinata a semplificare l’accesso alle prestazioni sociali agevolate: l’Isee viene acquisito d’ufficio dalle amministrazioni pubbliche. In concreto, per richiedere bonus, contributi per asili nido, agevolazioni sulle mense scolastiche, borse di studio universitarie e altre misure legate alla situazione economica del nucleo familiare non è più necessario allegare manualmente l’attestazione Isee alla domanda.

Gli enti pubblici possono infatti recuperare direttamente i dati attraverso i sistemi di interoperabilità con l’INPS. L’obiettivo dichiarato è ridurre gli adempimenti burocratici e rendere più semplice il rapporto tra cittadini e pubblica amministrazione.

Isee e Dsu: cosa resta obbligatorio

La semplificazione non elimina l’Isee. L’indicatore resta fondamentale per verificare i requisiti economici richiesti per l’accesso ai benefici.

Continua a essere indispensabile presentare la Dsu (Dichiarazione sostitutiva unica), che costituisce la base per il calcolo dell’Isee. Senza una Dsu valida e aggiornata, l’indicatore non può essere elaborato e quindi non può essere utilizzato dalle amministrazioni.

La differenza sta nella fase successiva: una volta calcolato dall’INPS, l’Isee non deve più essere trasmesso dal cittadino ai singoli uffici. Sarà l’ente a reperirlo in autonomia. Per le famiglie significa meno documenti da allegare e minori rischi di errori formali, ma resta centrale la correttezza dei dati inseriti nella Dsu.

Quali prestazioni sono coinvolte

L’acquisizione automatica dell’Isee riguarda un’ampia platea di misure, tra cui:

assegno unico per i figli;

bonus asilo nido;

agevolazioni su tariffe comunali;

borse di studio universitarie;

altre prestazioni sociali collegate al reddito.

In passato, attestazioni scadute, errori materiali o documentazione incompleta potevano rallentare l’istruttoria o portare alla sospensione delle domande. Con il nuovo sistema, i dati arrivano direttamente dalla banca dati ufficiale, riducendo il rischio di disallineamenti e velocizzando le verifiche.

Resta però un elemento cruciale: la piena operatività dipende dall’adeguamento tecnologico dei singoli enti locali, che devono essere integrati con le piattaforme nazionali per accedere ai dati in modo automatico.

Nuovi criteri di calcolo per alcune misure

Parallelamente alla digitalizzazione delle procedure, dal 2026 sono entrate in vigore modifiche ai criteri di calcolo per alcune prestazioni legate al sostegno familiare e all’inclusione sociale.

In determinati casi sono previste:

franchigie più ampie per l’abitazione principale;

maggiorazioni della scala di equivalenza per nuclei con figli.

Questi correttivi non sostituiscono l’Isee ordinario, ma ne adattano il calcolo alle finalità specifiche di alcune misure. Per alcune famiglie ciò può tradursi in un indicatore più favorevole e quindi in maggiori possibilità di accesso ai benefici.

Cosa devono fare famiglie e amministrazioni

Nonostante la riforma sia già in vigore, è prevista una fase di consolidamento. Non tutti gli enti hanno completato allo stesso ritmo l’integrazione tecnica necessaria per l’acquisizione automatica dei dati, e in alcune realtà potrebbero essere ancora applicate procedure transitorie.

Per le famiglie la priorità resta:

presentare tempestivamente la Dsu;

verificare le modalità operative dell’ente a cui si presenta la domanda;

controllare con attenzione i dati dichiarati.

L’eliminazione dell’obbligo di allegare l’Isee rappresenta un passo verso una pubblica amministrazione più digitale e meno onerosa sul piano burocratico. Il successo del nuovo sistema, tuttavia, dipenderà dall’allineamento tra infrastrutture tecnologiche, regole applicative e consapevolezza degli utenti.

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