Infenzioni e emorragie, ecco perché il piccolo Tommaso non può essere operato
Nei giorni precedenti era emersa una divergenza di valutazioni tra l’Ospedale Monaldi, orientato a ritenere possibile un nuovo intervento, e il Bambino Gesù
Un documento clinico destinato a pesare come una sentenza. Tre pagine dense di valutazioni mediche che riducono drasticamente le possibilità di un nuovo trapianto per il piccolo Tommaso, il bambino di due anni e tre mesi ricoverato da oltre 55 giorni senza cuore, in coma farmacologico.
Si tratta del parere richiesto sia dall’Ospedale Monaldi di Napoli, dove il bambino è ricoverato, sia dalla famiglia, all’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma. Il documento riguarda la richiesta di valutazione per un ritrapianto cardiaco urgente.
Ritrapianto cuore: le conclusioni del Bambino Gesù
Nella sintesi finale, gli specialisti romani parlano di controindicazioni gravi e attuali. Il bambino presenta un’emorragia cerebrale e un’infezione in atto, condizioni che si sommano a un quadro clinico generale giudicato incompatibile con un trapianto combinato simultaneo.
Secondo i medici, i fattori clinici evidenziati determinano una prognosi altamente sfavorevole per un ritrapianto precoce. In altre parole, allo stato attuale, l’intervento comporterebbe rischi estremamente elevati.
Il nodo delle valutazioni divergenti
Nei giorni precedenti era emersa una divergenza di valutazioni tra l’Ospedale Monaldi, orientato a ritenere possibile un nuovo intervento, e il Bambino Gesù. Il parere scritto dagli specialisti romani aggiunge ora elementi clinici finora non diffusi pubblicamente né comunicati nel dettaglio al legale della famiglia.
Il documento è firmato dai medici dell’Unità Operativa Complessa del Bambino Gesù, Rachele Adorisio e Lorenzo Galletti, rispettivamente attivi nei reparti di trapiantologia e assistenza cardiocircolatoria e di cardiochirurgia.
Quadro neurologico: emorragia cerebrale e rischi elevati
Uno dei passaggi più delicati riguarda il quadro neurologico. Dalla documentazione esaminata emergerebbe che non sarebbe stata ancora effettuata una vera e propria “finestra neurologica”, mentre si è in attesa del referto dell’elettroencefalogramma.
Il bambino risulterebbe affetto da emorragia cerebrale con sanguinamento intraventricolare. Un evento emorragico intracranico recente rappresenta, secondo gli specialisti, una controindicazione maggiore al trapianto d’urgenza, per l’elevato rischio di aggravamento dell’emorragia durante e dopo l’intervento.
Infezione da Pseudomonas aeruginosa: un’ulteriore controindicazione
Il parere segnala inoltre la possibile presenza di un’infezione da Pseudomonas aeruginosa. I medici evidenziano l’assenza di documentazione dettagliata sullo stato setticemico, sulle terapie antibiotiche somministrate e sulla risposta clinico-microbiologica.
In caso di infezione attiva non controllata, il trapianto rappresenterebbe una controindicazione assoluta, soprattutto considerando il regime di immunosoppressione intensiva necessario dopo l’intervento. Il rischio di mortalità precoce post-operatoria, in tale contesto, sarebbe estremamente elevato.
Insufficienza multiorgano: cuore, reni, fegato e polmoni
Il quadro clinico è ulteriormente aggravato da una insufficienza multiorgano conclamata:
Insufficienza renale severa, con necessità di dialisi sostitutiva, che potrebbe imporre la valutazione di un trapianto combinato cuore-rene.
Insufficienza epatica grave, associata a un aumento significativo del rischio di coagulopatia, sanguinamento, sepsi e mortalità precoce.
Insufficienza respiratoria importante, compatibile con una polmonite severa e quindi con un rischio perioperatorio critico.
Ritrapianto cardiaco: quali prospettive
Alla luce delle condizioni descritte — emorragia cerebrale, possibile infezione attiva e insufficienza multiorgano — il documento del Bambino Gesù delinea uno scenario clinico estremamente complesso.
La richiesta di ritrapianto cardiaco si scontra con una serie di controindicazioni considerate maggiori dalla letteratura medica in ambito trapiantologico. Le conclusioni degli specialisti romani indicano che, allo stato attuale, i rischi dell’intervento supererebbero in modo significativo i potenziali benefici.