Il cuore non trapiantato a Domenico ha salvato un bimbo a Bergamo

Il sistema nazionale di donazione di organi non si è fermato

A cura di Redazione
20 febbraio 2026 18:30
Il cuore non trapiantato a Domenico ha salvato un bimbo a Bergamo -
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Il cuore destinato inizialmente a Domenico non ha potuto salvarlo. Nella notte tra martedì e mercoledì, l’organo è stato trapiantato all’Ospedale Papa Giovanni XXIII nel petto di un altro bambino di due anni, primo nella lista nazionale d’urgenza.

Il vertice decisivo al Monaldi

Poche ore prima, all’Ospedale Monaldi si era svolto un vertice di cinque ore, durante il quale i medici hanno analizzato cartelle cliniche, Tac e parametri vitali, visitando al letto il piccolo Domenico, sostenuto dall’Ecmo da 60 giorni. Alla fine, il parere dell’Heart Team è stato netto: il bambino non era candidabile a un nuovo trapianto.

Attorno al tavolo sedevano alcuni dei massimi specialisti italiani di cardiochirurgia pediatrica: il professor Lorenzo Galletti e la dottoressa Rachele Adorisio dell’Ospedale Bambino Gesù, il professor Giuseppe Toscano dell’Università di Padova, il dottor Amedeo Terzi del Papa Giovanni XXIII, Carlo Pace Napoleone del Regina Margherita di Torino, insieme ai colleghi del Monaldi. Dopo un’analisi approfondita, le condizioni cliniche di Domenico – compromissione neurologica, instabilità emodinamica e crisi settica – hanno escluso la possibilità di un nuovo trapianto.

La rete trapianti nazionale

Il sistema nazionale di donazione di organi non si è fermato. Per un cuore pediatrico, i tempi sono strettissimi: poche ore per prelevare, trasportare e impiantare l’organo. Domenico era uno dei tre bambini compatibili in lista d’urgenza nazionale, classe 1. L’algoritmo di assegnazione tiene conto di peso, gruppo sanguigno, compatibilità immunologica e gravità clinica. In questo caso, il cuore è stato destinato al primo bambino della lista, ricoverato a Bergamo, proprio all’Ospedale Papa Giovanni XXIII.

Il donatore e l’intervento

Il cuore è stato prelevato da un bambino di tre anni, morto per leucemia, gruppo 0 rh+. Il trasporto è avvenuto secondo le procedure standard: contenitore sterile, temperatura controllata e équipe chirurgica pronta in sala prima dell’arrivo dell’organo. L’intervento, eseguito nella notte del 18 febbraio, è riuscito e il cuore ha ripreso a battere.

Il centro di Bergamo ha esperienza consolidata nei trapianti pediatrici complessi: solo lo scorso anno, tre giovani pazienti hanno ricevuto un cuore, talvolta ricorrendo a un cuore artificiale come ponte in attesa dell’organo compatibile. Questa volta, però, l’impianto è stato immediato, senza supporti meccanici.

Due storie intrecciate

In una vicenda segnata da errori, inchieste e responsabilità ancora da chiarire, resta un dato concreto: mentre a Napoli si prendeva atto dell’impossibilità di trapiantare Domenico, altrove un cuore ha ricominciato a battere. Una famiglia ha perso l’ultima speranza, un’altra ha potuto sentire di nuovo la vita pulsare nel petto del proprio bambino.

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