Cuore bruciato, ipotesi organo artificiale

rappresenterebbe una soluzione ponte

A cura di Redazione
15 febbraio 2026 14:00
Cuore bruciato, ipotesi organo artificiale -
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Un cuore meccanico al posto di quello trapiantato. È l’ipotesi che prende forma attorno al caso del bambino di Nola ricoverato all’Ospedale Monaldi dopo l’intervento del 23 dicembre. Una possibilità ancora tutta da verificare, ma che potrebbe rappresentare un’alternativa temporanea all’attuale supporto vitale.

L’idea: un cuore artificiale come soluzione ponte

A farsi promotore dell’iniziativa è Giovanni Gravili, fondatore e segretario generale dell’associazione Nodi d’Amore, impegnata nella ricerca sperimentale e nel sostegno alle famiglie.

«Quando sono stato informato da una persona vicina alla famiglia mi sono attivato subito. È una situazione gravissima, ma dobbiamo tentare ogni strada possibile», spiega Gravili. L’obiettivo è creare un collegamento con un centro altamente specializzato: l’Ospedale Niguarda, dove opera un’équipe con esperienza nell’impianto di cuori artificiali, finora applicati prevalentemente su pazienti adulti.

Secondo quanto riferito, il primario coinvolto avrebbe dato disponibilità a esaminare l’intera documentazione clinica per valutare se esistano le condizioni per un impianto, anche temporaneo, di un dispositivo meccanico.

La valutazione clinica prima di ogni decisione

Da Milano precisano che, prima di qualsiasi ipotesi, è indispensabile analizzare cartelle cliniche, parametri e referti post-operatori. «Abbiamo le competenze tecniche e scientifiche per trattare situazioni di questo tipo. Tecnicamente è possibile, ma al momento non c’è una richiesta formale», fanno sapere dall’ospedale.

L’eventuale cuore artificiale rappresenterebbe una soluzione ponte, potenzialmente in grado di garantire più tempo rispetto all’Ecmo, il dispositivo che oggi mantiene in vita il bambino ma che non può essere utilizzato a lungo termine. A differenza dell’Ecmo, che sostiene temporaneamente le funzioni vitali, un cuore meccanico potrebbe offrire una finestra terapeutica più ampia.

Una corsa contro il tempo

Gravili parla apertamente di urgenza: «Servono subito le cartelle cliniche. Senza documentazione nessuno può fare valutazioni serie. Anche se è domenica, bisogna fare presto». L’associazione è in contatto con l’avvocato della famiglia, Francesco Petruzzi, con il medico legale incaricato e con il professore del Niguarda.

L’ipotesi resta allo stato preliminare e subordinata a una verifica clinica approfondita. Non si tratta di una soluzione certa, ma di una possibilità da esplorare in una situazione in cui ogni opzione viene presa in considerazione.

In un quadro segnato dall’emergenza e dall’incertezza, anche un cuore artificiale diventa una strada da valutare: un dispositivo che non sostituisce definitivamente l’organo naturale, ma che potrebbe offrire tempo prezioso per tentare nuove strategie terapeutiche.

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