Ucciso di botte dal badante assunto due giorni prima
Aggredito alle spalle con calci, pugni e gomitate, colpendolo su testa, viso e corpo
I giudici della Corte d’Assise di piazzale Clodio hanno condannato a 21 anni di reclusione Nawela Kevinda, 31enne originario dello Sri Lanka, per l’omicidio volontario di Niccolò Caronia, ex poliziotto di 94 anni, deceduto nell’agosto 2024 dopo due mesi di ricoveri tra ospedali e cliniche. Kevinda, arrivato da pochi anni in Italia con permesso di soggiorno per protezione internazionale, era al secondo giorno di lavoro come badante di Caronia.
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, il 2 giugno 2024, l’anziano aveva chiesto un caffè al badante, che, visibilmente ubriaco, si era rifiutato. Mentre Caronia si dirigeva in cucina per prepararselo da solo, Kevinda lo avrebbe aggredito alle spalle con calci, pugni e gomitate, colpendolo su testa, viso e corpo, e lo avrebbe poi lasciato a letto, sofferente.
Il figlio della vittima, allarmato dai lamenti del padre, intervenne nell’appartamento e trovò Caronia in gravi condizioni. All’interno della casa furono rinvenute otto bottiglie di vino vuote e segni di confusione e violenza. Trasportato al pronto soccorso del San Camillo, l’ex poliziotto raccontò l’aggressione anche ai carabinieri, ma dopo quasi tre mesi di cure morì a causa del politrauma e delle complicazioni derivanti dall’allettamento.
Inizialmente imputato per tentato omicidio, Kevinda è stato poi giudicato per omicidio volontario. Il pubblico ministero aveva richiesto 24 anni di reclusione, mentre la Corte ha inflitto 21 anni. La difesa aveva chiesto l’imputazione per omicidio preterintenzionale, sostenendo la rottura del nesso causale tra aggressione e decesso, ma la richiesta è stata respinta.
Al termine dell’udienza, il figlio Fabrizio Caronia ha commentato: «Questa sentenza non mi restituirà mio padre, ma è un primo passo per giustizia». La legale della difesa, Carla Serra, ha dichiarato che valuteranno le motivazioni della sentenza.