Casi di meningite, i medici del Cotugno: "Vaccinatevi"

Ricoverate due giovani donne di 23 e 24 anni, amiche tra loro, e un uomo di mezza età

A cura di Redazione
15 gennaio 2026 18:00
Casi di meningite, i medici del Cotugno: "Vaccinatevi" -
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Non si registrano nuovi casi di meningite a Napoli oltre quelli già noti e ricoverati tra Capodanno e la notte di domenica scorsa. La situazione, monitorata costantemente dalle strutture sanitarie e dagli organi di prevenzione, resta sotto controllo e non presenta elementi tali da giustificare allarmismi.

Attualmente sono tre i pazienti ricoverati all’ospedale Cotugno: due giovani donne di 23 e 24 anni, amiche tra loro, e un uomo di mezza età che lavora in un locale del centro cittadino. Una sola delle due ragazze si trova ancora in rianimazione, mentre l’altra e il terzo paziente sono ricoverati in degenza ordinaria presso una delle unità di malattie infettive del polo monospecialistico partenopeo. Le condizioni cliniche sono stazionarie e non destano particolari preoccupazioni. Stabili anche le condizioni del bambino, quarto caso segnalato, attualmente ricoverato al Policlinico Federico II.

Gli specialisti chiariscono che i casi non sono collegati tra loro. Secondo quanto riferito dal personale del Cotugno, infatti, le infezioni sono causate da sierotipi differenti di Neisseria meningitidis, elemento che esclude l’esistenza di una catena di contagio comune. Anche le indagini epidemiologiche condotte dalla Asl Napoli 1 e dall’unità di epidemiologia dell’azienda sanitaria metropolitana, con tamponi effettuati su familiari e contatti stretti dei pazienti, hanno dato esito negativo.

A spegnere ogni ipotesi di emergenza è il professor Alfredo Guarino, ordinario di Pediatria all’Università Federico II, che invita a non lasciarsi trascinare dal panico alimentato da notizie frammentarie diffuse sui social. I casi registrati, spiega, rientrano nella normale incidenza stagionale della malattia, che tende a manifestarsi nei mesi invernali e primaverili. Non c’è alcuna epidemia in corso né indicazioni per la chiusura di scuole o altre istituzioni. Allo stesso tempo, Guarino mette in guardia dall’uso improprio degli antibiotici a scopo preventivo, pratica che rischia di favorire lo sviluppo di resistenze rendendo meno efficaci le terapie quando realmente necessarie. La vera arma di prevenzione, ribadisce, resta la vaccinazione, l’unico strumento in grado di ridurre in modo significativo il rischio di infezione e delle forme più gravi di sepsi.

Sulla stessa linea il professor Ivan Gentile, ordinario di Malattie Infettive al Policlinico Federico II, che sottolinea l’importanza di un approccio prudente e basato su evidenze scientifiche. L’indagine epidemiologica in corso consentirà di chiarire definitivamente se vi siano collegamenti tra i casi, ipotesi che al momento non trova riscontri. Gentile ricorda inoltre che il meningococco può essere presente nelle vie respiratorie di soggetti sani, i cosiddetti portatori, che non sviluppano la malattia ma possono contribuire alla diffusione del batterio. Per questo motivo la profilassi farmacologica va riservata esclusivamente ai contatti stretti individuati secondo protocolli di sanità pubblica, evitando iniziative personali che possono risultare dannose.

Accanto alla vaccinazione contro il meningococco, gli esperti richiamano anche l’importanza di altre coperture vaccinali, come quella contro lo pneumococco, fondamentali soprattutto per le persone più fragili nella prevenzione delle meningiti batteriche e delle loro complicanze.

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