Lo Sapio e la sfida vinta della "sua" Grande Pompei

L'EDITORALE DEL DIRETTORE. Se n'è andato l'uomo delle intuizioni oltre il proprio perimetro amministrativo

17 dicembre 2025 13:57
Lo Sapio e la sfida vinta della "sua" Grande Pompei -
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La morte di Carmine Lo Sapio lascia un vuoto che va ben oltre il perimetro amministrativo di Pompei. Lascia un’assenza politica, civile e umana in un territorio che, sotto la sua guida, ha imparato a pensarsi più grande di quanto non fosse mai stato disposto a fare prima. Lo Sapio aveva una visione chiara e, soprattutto, il coraggio di sostenerla: la Grande Pompei non come slogan, ma come progetto concreto.

Quando iniziò il suo mandato promise di rendere la città mariana centrale non solo per gli Scavi e per il Santuario - che da soli continuano ad attirare milioni di visitatori - ma come sistema vivo, capace di redistribuire opportunità, lavoro e sviluppo. È riuscito là dove molti si fermano alle parole: ha cambiato il volto del turismo, facendo in modo che l’economia non restasse confinata dentro i cancelli dell’archeologia, ma circolasse tra le attività cittadine, tra le famiglie, nelle strade di Pompei.

La sua idea di Grande Pompei non era autoreferenziale. Era, al contrario, inclusiva e territoriale. Lo annunciò con la consueta chiarezza anche durante gli eventi per il decimo anniversario del nostro "Il Fatto Vesuviano", intervenendo accanto ad altri sindaci del comprensorio. Disse allora che l’obiettivo era “allargare Pompei”, dare qualcosa a tutto il territorio. Oggi non è retorica riconoscerne i risultati: Terzigno, Boscoreale, Torre Annunziata beneficiano di un turismo archeologico che finalmente dialoga con le città vicine, superando confini amministrativi spesso usati come alibi.

In questa logica si inserisce una delle sue intuizioni più coraggiose e lungimiranti: il Porto di Pompei. Un’idea capace di tenere insieme sviluppo turistico, visione strategica e ricadute concrete non solo per la città degli Scavi, ma anche per Marina di Stabia. Un progetto che racconta bene il suo metodo: migliorare Pompei migliorando tutto ciò che le sta intorno.

Ma Lo Sapio ha fatto anche di più. Pompei ha ospitato la partenza della tappa napoletana del Giro d’Italia, restituendo alla città una visibilità internazionale che non fosse solo archeologica e religiosa. Ha restituito ai cittadini una piazza centrale completamente rinnovata. Ha immaginato e realizzato una passeggiata archeologica fino a Boscoreale. Ha dato a Pompei una centralità nei rapporti con il Governo nazionale che non si vedeva da tempo. Ha riportato la città nel cuore delle decisioni, non come monumento del passato, ma come soggetto politico del presente.

Carmine Lo Sapio è stato anche, e forse soprattutto, un sindaco profondamente rispettoso della stampa locale. Non è un dettaglio secondario. Pompei è una grande città sotto ogni punto di vista e non tutti, sedendo su quella poltrona, hanno evitato la tentazione della distanza o della sufficienza. Pompei “parla da sola”, si dice spesso, e non avrebbe bisogno di pubblicità. Lui, invece, non si è mai fatto inseguire. Ha sempre risposto, ascoltato, dialogato. Perché credeva che l’informazione fosse parte integrante del tessuto democratico di una comunità.

Mancheranno le sue idee sotto il Vesuvio. Mancherà la sua umanità, il contatto diretto con i cittadini, quella disponibilità mai negata che è cifra rara nella politica contemporanea. Resta una città diversa da come l’aveva trovata. Resta una visione che ora chi governerà non potrà permettersi di tradire. A Pompei, e non solo, il compito più difficile: dimostrare che la Grande Pompei non era un uomo solo, ma un destino possibile.

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