Grand'Etè di Pompei, rischio chiusura senza stipendi per 75 lavoratori
La situazione dei lavoratori del supermercato Grand’Etè, situato all’interno del centro commerciale Le Porte di Pompei, è sempre più critica. Dopo settimane di incertezza, i dipendenti continuano a vi...
La situazione dei lavoratori del supermercato Grand’Etè, situato all’interno del centro commerciale Le Porte di Pompei, è sempre più critica. Dopo settimane di incertezza, i dipendenti continuano a vivere nell’angoscia per il loro futuro occupazionale, senza alcuna comunicazione ufficiale sul destino dell’attività.
Di fronte a questo silenzio, i lavoratori, sostenuti dai sindacati Cgil/Filcams e Ugl, hanno lanciato un appello per chiedere con urgenza la convocazione di un tavolo istituzionale che possa chiarire la situazione e individuare soluzioni concrete.Nessuna comunicazione ufficiale e stipendi in ritardo
Al momento, non esistono informazioni certe sulle sorti del supermercato. Tuttavia, nelle ultime ore si è registrato un primo contatto tra sindacati e Regione Campania, anche se non è stata ancora fissata una data per un incontro ufficiale.
Ad aggravare ulteriormente il quadro si aggiunge il problema del ritardo nei pagamenti degli stipendi. Secondo quanto emerso, i dipendenti hanno ricevuto solo oggi la mensilità di gennaio, alimentando il clima di tensione e preoccupazione.
L’appello ai vertici istituzionali
Di fronte a questa situazione, i sindacati hanno deciso di inviare una lettera indirizzata al Prefetto di Napoli, Michele Di Bari, e all’Assessore alle Attività Produttive della Regione Campania, Antonio Marchiello. Il documento denuncia il lungo calvario vissuto dai lavoratori, iniziato lo scorso 14 gennaio, data in cui è avviata la procedura di licenziamento collettivo.
Una crisi che colpisce decine di famiglie
Il caso del supermercato Grand’Etè rappresenta solo uno dei tanti esempi di crisi aziendali che mettono a rischio decine di posti di lavoro, con ripercussioni dirette sulle famiglie coinvolte. L’incertezza e l’assenza di risposte ufficiali non fanno che aumentare la preoccupazione tra i lavoratori, che ora chiedono a gran voce un intervento immediato da parte delle istituzioni.