Scavi di Pompei, memoriale per le vittime dell'eruzione

Il cuore dell’esposizione è rappresentato da 22 calchi di vittime

A cura di Redazione
11 marzo 2026 20:00
Scavi di Pompei, memoriale per le vittime dell'eruzione -
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Un nuovo percorso museale dedicato alla tragedia che distrusse l’antica città di Pompei prende vita all’interno del Parco Archeologico di Pompei. Da giovedì 12 marzo sarà infatti visitabile alla Palestra Grande di Pompei un allestimento permanente che racconta, con rigore scientifico e grande impatto emotivo, gli ultimi momenti della città sepolta dall’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C.

Giuli: “Un sacrario contemporaneo”

Alla presentazione è intervenuto il ministro della Cultura Alessandro Giuli, che ha definito l’esposizione «una rappresentazione coraggiosa e scientificamente rigorosa della tragedia».

Secondo il ministro, l’allestimento riesce a restituire «la cruda verità dell’eruzione e l’espressività dei calchi», mantenendo allo stesso tempo un atteggiamento rispettoso verso le vittime, trasformando il percorso in una sorta di “sacrario contemporaneo”.

Ventidue calchi delle vittime

Il cuore dell’esposizione è rappresentato da 22 calchi di vittime, scelti tra quelli meglio conservati e più leggibili tra i circa cento realizzati a partire dall’Ottocento.

I corpi sono presentati seguendo il contesto di ritrovamento: dalle domus nelle aree interne della città fino alle porte e alle strade da cui gli abitanti tentarono di fuggire durante l’eruzione.

Come scrisse lo scrittore Luigi Settembrini nell’Ottocento, i calchi rappresentano «il dolore della morte che riacquista corpo e figura». Anche Primo Levi, nella poesia La bambina di Pompei, li descrisse come una «agonia senza fine, terribile testimonianza».

Il racconto scientifico dell’eruzione

Il percorso espositivo si sviluppa nei portici nord e sud della Palestra Grande, con diverse sezioni tematiche.

Nel braccio sud è ospitata una sezione dedicata alla vulcanologia che ricostruisce la dinamica dell’eruzione del 79 d.C., con un video esplicativo e la ricostruzione di una colonna alta circa quattro metri composta da ceneri e lapilli, il materiale che seppellì completamente la città.

Un’altra parte è dedicata ai reperti organici – piante, animali e resti alimentari – che raccontano il rapporto tra gli abitanti di Pompei e le risorse naturali.

La sezione dedicata alle vittime

Nel braccio nord si trova invece la sezione più intensa del percorso: quella dedicata ai resti umani.

I calchi delle vittime, tra le testimonianze più celebri e commoventi di Pompei, sono esposti in uno spazio volutamente separato, con elementi divisori che avvisano i visitatori dell’ingresso in un’area particolarmente sensibile, lasciando la libertà di scegliere se affrontarne la visita.

Zuchtriegel: “I calchi mostrano la nostra fragilità”

Per il direttore del Parco archeologico Gabriel Zuchtriegel, si tratta di «una delle più grandi sfide museologiche affrontate finora».

«I calchi non sono reperti né opere d’arte – ha spiegato – ma testimonianze dirette della tragedia. Guardando quei bambini, quelle donne e quegli uomini possiamo riconoscere la nostra stessa fragilità e vulnerabilità».

Una testimonianza unica al mondo

Nel 79 d.C. l’eruzione del Vesuvio seppellì improvvisamente Pompei sotto metri di cenere e pomici. I corpi delle vittime, intrappolati nella nube ardente, si decomposero nel tempo lasciando cavità nella cenere solidificata.

Nell’Ottocento gli archeologi iniziarono a riempire questi vuoti con gesso, creando calchi che restituiscono l’ultima posizione delle vittime e gli oggetti che avevano con sé.

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